“Pantalassa“, dal greco pan “tutto” e talassa “mare”, è un termine che indica l’unico immenso oceano globale che circondava la Pangea nel Paleozoico. Er Drago riprende il primordiale pelago quasi a sottolineare la profondità ancestrale, tecnica ed emotiva del progetto.
Er Drago, al secolo Sandro Roia, è un rapper romano classe ’92. Il suo nome d’arte nasce dall’incontro della creatura esoterica e mutaforma del drago con l’articolo determinativo romanesco “er”, un tributo alle sue radici in un ponte tra culture differenti. Nel corso della sua carriera si è esibito a fianco di artisti come i Colle Der Fomento, Tormento, Inoki, Rancore, Dj Shocca e Dj Fastcut.
“Pantalassa” arriva ben sette anni dopo l’ultimo disco ufficiale: “Basalto”. Nonostante ciò, gli anni che intercorrono tra i due dischi sono anni in cui Er Drago non lascia nulla al caso; migliora di singolo in singolo, rilascia sei piccoli EP che compongono la saga del Drago e poco prima del disco firma “THE CULTURE”, una collaborazione internazionale con Snipes alla quale partecipano artisti da tutta Europa.

Malgrado i ventisette minuti di durata, “Pantalassa” è un progetto lungo e complesso da capire fino in fondo. Er Drago porta, nella sua visione dell’hip hop, un rap da sciamano veggente che osserva la decadenza del mondo e dell’umanità ma se ne tiene alla larga, barre e tecnicismi che criticano una società ottusa e degradata: Le rime di Er Drago talvolta colpiscono e altre volte ironizzano beffardamente la condizione umana.
Davanti alla decadenza del pianeta, la soluzione di Er Drago è un ritorno al passato nel senso più spirituale del termine; “Pantalassa” è un miscuglio di visioni oniriche e ancestrali e l’idea di un mare globale mastodontico e oscuro che domina queste visioni eleva il rapper romano in un ricongiungimento atavico con la natura.
Nel viaggio, l’ascoltatore è in balia delle onde di questo oceano primordiale, tra spore, sale e Samebiti, gli uomini squalo degli yokai giapponesi. Er Drago inizia il percorso onirico con “Cortocircuito”, un intro che pone le basi per l’intero progetto con i riferimenti alle onde dell’acqua nella strumentale, unendo misticismo e scienza nel testo nel tentativo di diventare un “tutt’uno col pianeta”.
“Pantalassa” procede con esercizi di stile dal sapore più boom bap e old school come “Samebito” – i già citati yokai giapponesi- e “Essi Vivono”, splendida citazione al capolavoro di Cronenberg, uniti a brani più dark come “Tempeste Solari” e trip conscious come “Onde Gravitazionali” e “Acqua Marina”.
Il rap di Er Drago scorre fluido in un flusso di coscienza visionario, alternando le immagini di una società in balia a profezie sciamaniche. La forza del rapper romano sta nella sua particolarissima scrittura che lo contraddistingue dal resto della scena rendendolo riconoscibile e nella poliedricità artistica; Er Drago, infatti, si sente a suo agio su quasi tutti i tipi di strumentale. Dal rap classico più boom bap fino a sperimentazioni di stampo elettronico.
Alla fine del viaggio, con “Pantalassa”, Er Drago ci porta nelle profondità di un oceano primordiale, un luogo buio e freddo ma al riparo dalla decadenza del mondo attuale.
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