Nella vita occorre far fronte al cambiamento. C’è chi lo rifugge rincorrendo un’illusione di perenne giovinezza e c’è chi, invece, lo accoglie, traendone beneficio e consapevolezza. “Fastlife 5: Audio Luxury” è il manifesto di un uomo in grado di rendersi conto di come il tempo e la vita portino a dei cambiamenti inevitabili e, conscio di questo, di saper sfruttare la cosa a proprio vantaggio.
La saga “Fastlife” è suddivisibile in due macroaree: la prima, quella del Guè giovane e in piena emersione, racchiude i primi tre capitoli. Tape grezzi, prodotti con mezzi tecnici limitati, beat “rubati” agli States, la fame di chi deve ancora prendersi tutto. La seconda, dove troviamo il quarto e il quinto capitolo, arriva praticamente dieci anni dopo la prima tranche, e vede una quantità di differenze che rende difficile elencarle ed analizzarle tutte nel dettaglio.
Guè è cresciuto, sia come uomo che come artista. Il ragazzo che a fine anni 2000 stava rivoluzionando il rap italiano coi Club Dogo ora è probabilmente il massimo esponente di un genere che lui stesso ha contribuito a portare ai vertici dell’industria musicale. Quel trentenne che lo faceva per passione col sogno di costruirsi una vita agiata ora è un ricco imprenditore con una figlia, che nonostante tutto è stato capace di non dimenticare le sue radici. Li va ricercato il fil rouge che collega tutti e cinque i capitoli della saga.

In foto con Guè, Celine, la figlia.
“Fastlife 5”, come i suoi predecessori, si basa su due pilastri fondamentali: l’amore per l’hip-hop e per la “vita veloce“, espressione coniata dallo stesso Guè in occasione del primo capitolo. Quel connubio tra vita di strada e possibilità economiche, tra pessime compagnie e possibilità illimitate. Guè è l’eroe dei due mondi, che continua a percorrere la sua vita su un filo in equilibrio tra un attitudine street e un conto in banca a sei zeri.
“Bitch, guarda me, non guardare la tele
Guè & Cookin Soul – “Nato & Cresciuto” feat. Promessa (“Fastlife 5: Audio Luxury”, 2026)
Street status symbol, sono come un Super Tele
Un bimbo degli Ottanta, era il tempo delle pere
Ora spacco l’aragosta, esce la polpa dalle chele”
Perché “Fastlife 5” si differenzia nella forma di mixtape
La grossa differenza rispetto ai capitoli precedenti va ricercata però più nella forma che nel contenuto. Innanzitutto dobbiamo fare una considerazione fondamentale sul significato che la parola “mixtape” ha assunto nell’ultimo lustro.
Se prima era un contenitore dove divertirsi, sperimentando su basi edite senza alcun tipo di ritorno economico, ora il mixtape è sostanzialmente un album, per produzione, distribuzione e ritorno economico, dove semplicemente gli artisti si possono concedere di non ragionare troppo sulle dinamiche di mercato e di non andare eccessivamente in profondità. Un prodotto più leggero ma non per questo con meno lavorazione alle spalle.
Guè, affidandosi a questa possibilità di libertà, sperimenta nella direzione che più preferisce. Una scrittura meno vincolata da necessità espressive gli permette di concentrarsi su quella ricerca di “audio luxury” che il titolo anticipa, da li la scelta di affidare le produzioni ad un’istituzione come Cookin Soul.
L’intenzione dichiarata è quella di creare un prodotto che rappresenti quello che lo stesso Guè intende come eccellenza musicale, dove la scrittura viene volutamente alleggerita in favore dell’atmosfera, della ricercatezza, dei sample e dello stile.
“Fastlife 5” è un progetto che suona bene su una panchina al parco così come nella hall di un hotel a 5 stelle, è una vera e propria eccellenza sonora, è il lusso che esce dalle casse.
Qual è il segreto della giovinezza di Guè?
Ma se la scrittura viene alleggerita non significa necessariamente che sia scarna, anzi. Guè in questo nuovo episodio conferma come il suo modo di scrivere sia capace di rimanere al passo con i tempi che cambiano, mostrando alcune caratteristiche particolarmente compatibili con le nuove leve e, soprattutto, ai grandi rapper internazionali.
Un brano non dev’essere obbligatoriamente uno storytelling di enorme profondità per essere vincente; la scelta vira su un flow modellabile, mai banale e ripetitivo, con barre immediate leggere, che colpiscono subito senza dover ricercare necessariamente sottotesti arzigogolati, inaspettatamente interrotte o spezzate da qualche barra che carica l’emotività del brano piazzata al momento giusto.
Non è un caso che la scelta dei featuring (fatta eccezione per il fido compagno di merende Marracash) ricada esclusivamente su giovani in rampa di lancio e rapper esteri di grossa caratura. È un vero e proprio adattamento delle collaborazioni a questa scelta lirica, per fornire un prodotto quanto più coeso e coerente possibile.
“La nostalgia è la meglio droga di cui possa farmi (Uoh)
Guè & Cookin Soul – “Last Train 2 Shibuya” feat. Sayf (“Fastlife 5: Audio Luxury”, 2026)
Un dolore dolce, io provo a tradurre ‘sti ideogrammi
Sono anni che non vado più a Miami (Ahah)
E resto in posti più esclusivi, ultimi piani”
La Fastlife che prima era un sogno, un obiettivo, ora è una conseguenza della vita che fa. Guè è un’imprenditore che continua a scalare la scala sociale fino ai piani più alti, rappresentata dagli stessi attici frequentati dal rapper e dagli incontri che ne conseguono, come ad esempio quello avuto con Cookin Soul che ha poi portato al progetto di cui stiamo parlando. Quest’immagine viene rappresentata in ogni sua sfaccettatura all’interno del tape.
Le vie di Milano lasciano spazio a Tokyo, a Miami, ai locali pettinati e agli attici lussuosi, con compagnie femminili sempre nuove e contatti sempre più esclusivi. Una vita che da tanto in termini economici e materiali ma che toglie altrettanto se si parla di legami umani. L’immagine che ne risulta è quella di un uomo sì ricco, ma che non riesce più a fidarsi delle persone, annegando la sua solitudine nei piaceri materiali e nelle situazioni momentanee.
In questo senso la “vita veloce” assume un altro tratto, nuovo rispetto agli episodi precedenti. Il lusso c’è sempre stato, così come le belle compagnie, ma ora il tutto assume una sfumatura diversa.
Guè ormai è quasi obbligato a continuare questo lifestyle, perché negli ambienti che frequenta ora, fermarsi equivarrebbe ad interrompere un flusso creativo strettamente connesso alla sua dimensione musicale. Ormai l’amore e l’amicizia che ha conosciuto da più giovane sono beni che non si può permettere, perché rappresenterebbero un rischio. Il più classico dei “ho vinto, ma a che prezzo?”
“Ti ho raccontato tutto tipo Alcolisti Anonimi
Guè & Cookin Soul – “Cold” (“Fastlifen 5: Audio Luxury”, 2026)
Ma il tuo cuore è freddo, quindi torni in economy
Io resto cold, io resto in call con l’argent
Tu non avrai mon cœur manco in Provocateur Agent
Ed ogni notte che mi passa sentendo l’angoscia
Da solo in una villa, son come BoJack Horseman”
Non è una vera e propria ammissione, è quasi un sussurro. Qualche frase qua e la, come se avesse paura di parlare di questo problema. Dopotutto, tutti i sacrifici fatti per arrivare fino a qui non possono portare dolore, meglio concentrarsi sulle cose belle.
Guè si è sempre posto l’obiettivo di diffondere la cultura ed ispirare le nuove generazioni, e ormai si può dire ci sia riuscito. Proprio per questo le accezioni negative della fastlife vengono quasi mascherate, vengono nascoste nel lusso, come una sorta di protezione per i ragazzi che ambiscono a seguire le sue orme. Prima si è caricato sulle spalle il genere, ora sta facendo la stessa cosa con le responsabilità che uno stile di vita come il suo comporta.
“Fastlife 5: Audio Luxury” è si lusso, ma con tutto ciò che ne comporta. Dopotutto si sa, non è tutto oro quel che luccica.
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