La prima volta che ho sentito una canzone di Promessa ricordo di essere rimasto sorpreso. Era il 2021 e Spotify mi aveva proposto “Lo Stesso”, la traccia che apre il suo EP “Time”. La canzone mi era piaciuta molto perché s’intravedeva del potenziale per via della sua scrittura e della sua attitudine.
Mentre tutti facevano a gara a seguire i trend, Spotify mi aveva fatto scoprire un ragazzo che stava seguendo una sua strada. È vero, forse nel 2021 era ancora acerbo ma aveva chiarissima la direzione in cui sarebbe voluto andare.

Promessa, il nome già ci aveva detto tutto
Forse quel nome d’arte Promessa non lo aveva scelto per caso. Nel 2022 arriva “Apache”, il brano per la rubrica “New Challengers” di AAR Music, che gli ha dato un’importante vetrina con un video in cui era circondato dai suoi amici di sempre in giro tra i palazzi arancioni di Bicocca, il quartiere di Milano da cui proviene.
Forse però è tra il 2024 e il 2025 che il pubblico italiano si è davvero accorto del suo potenziale. Il classe 2003, infatti, nel 2024 pubblica il progetto “Danza Del Grano” e stringe una collaborazione continuativa con Idua, produttore che lo accompagna tuttora, con cui inizia a dare una precisa identità artistica al suo percorso.
Il resto lo sappiamo: nel 2025 Night Skinny lo inserisce tra i Players Club dello stesso anno, esce il disco “Vite Sgrammate” così come tante collaborazioni che creano una nuova scena di artisti super affiatati tra loro.
“Morendo ad occhi aperti”, il nuovo disco di Promessa
Ancora prima del suo progetto personale, il 2026 è stato anche l’anno in cui Guè decide di inserirlo come ospite in una traccia del quinto capitolo di “Fastlife”. Un battesimo di fuoco che Promessa ha gestito al meglio.
Il 27 marzo, invece, è il turno di “Morendo ad occhi aperti”, il nuovo album di Promessa. Il progetto è stato anticipato dall’uscita di tre singoli, il primo dei quali “Nulla Di Bello”, con 22simba e Flaco G, uscito addirittura nel dicembre del 2025.
Seguono “La Vita Che Vivo” e “Non Sembriamo Felici” che, assieme al primo, fanno comprendere perfettamente la direzione artistica e visiva del nuovo lavoro del rapper di Milano.
Per analizzare il disco partiamo dal comparto visivo. I video dei singoli, in particolare quello di “Non Sembriamo Felici”, già ci avevano dato degli indizi sull’immaginario.
Rispetto ai progetti precedenti, si nota un grandissimo passo in avanti su questo aspetto. “Morendo Ad Occhi Aperti” è, infatti, un disco che sa di nebbia, di asfalto, di motorini, di palazzoni e mozziconi di sigarette spente prima di andare a lavorare in fabbrica.
La copertina può sembrare apparentemente semplice ma così non è. Non so se sia una citazione voluta ma mi ricorda tanto una scena del film “Bronson”, in cui il protagonista, che è un detenuto violentissimo, tortura un poliziotto dipingendogli gli occhi. Nella copertina, infatti, troviamo un primo piano di Promessa con gli occhi chiusi ma disegnati sulle sue palpebre.
Il titolo si sposa perfettamente con la copertina, fornendo come tipico dei suoi album, un gioco di parole che rimanda a più significati. Mi raccomando, badate bene: non è Sognando (ad occhi aperti, ndr), bensì Morendo.
Per certi versi, l’atto di morire ad occhi aperti è quasi più reale del sognare. Un dato di fatto, nonché qualcosa con cui convivere ogni giorno. Penso che anche Promessa abbia trovato una chiave di lettura simile.
Non necessariamente il concetto di morire è legato alla sofferenza e al dolore. Sembra quasi, per questo progetto, un’idea che riporta alla quotidianità e alla difficoltà nel cambiare certe cose.
Per il rapper di Bicocca il percorso artistico non è soltanto suo, si fa portavoce anche delle vite e dei problemi dei suoi amici. Per questo, “Morendo Ad Occhi Aperti” ci ricorda la ciclicità della vita e il nostro limitato margine di azione come umani.
Non mi riferisco per forza al nichilismo ma a qualcosa di molto più terreno. Non ho un termine preciso con cui definirlo, oserei parlare forse della consapevolezza che ci rende piccoli ma allo stesso tempo unici.
Entriamo più nel dettaglio e analizziamo le tracce
Il disco conta 15 tracce e si apre con “Non Sembriamo Felici”. Innanzitutto, è opportuno fare caso alla scelta di usare il plurale e il verbo sembrare.
In primo luogo, il plurale riesce a mettere a fuoco non solo il pensiero dell’autore ma quello di una generazione in bilico tra la smania di soldi e fama e la vita reale, quella in cui la sveglia ci ricorda ogni giorno le sfide che dobbiamo affrontare.
Anche il verbo è importante perché Promessa non ha detto Non Siamo Felici, ma ha posto l’accento sul non sembrarlo, che a tanti forse preoccupa anche di più dell’esserlo davvero.
D’altro canto, lascia la questione in sospeso perché non per forza il titolo implica il non essere felici. Insomma, già dalla prima traccia il disco parte fortissimo.
Questo progetto sembra raccontare un momento preciso della vita dell’artista. Come se lui e il suo team avessero deciso di fotografare l’ingresso verso la scena dei grandi.
E allora ecco come “Grande Salto” riesce a descrivere passato e presente del rapper: nella prima strofa si fanno spazio i ricordi; nella seconda, invece, assaggia le prime portate del successo grazie ai sacrifici fatti.
Nelle tracce successive, entriamo ancora di più tra i pensieri del rapper, accompagnato dai featuring di Night Skinny in “Sto Collassando” ed Ernia in “200 Motivi”.
Qui la consapevolezza di cui abbiamo parlato in apertura inizia a prendere una forma definita, anche per via di come parla dei social, della vita dei suoi amici, del quartiere e della vita veloce.
La penna di Promessa riesce a creare delle immagini nitide, andando sempre dritto al punto. Questa capacità non è così frequente nel rap italiano ed è tipica di chi sta imparando a conoscersi, come dimostrato anche in brani come “In Mezzo Alla Polvere”, “Parola Parola” e “La Vita Che Vivo”.
Il gruppo e la dimensione collettiva alimentano Promessa e viceversa, come se ne avesse bisogno per trovare una realtà alternativa lontano dalla normalità. E non importa se nei posti per bene ci sono ancora le occhiatacce degli altri clienti perché Pietro Messa è sempre stato così.
Lo era quando andava a ballare in tuta in discoteca perché non aveva i soldi per pagare il guardaroba e lo è tuttora che frequenta lo stesso bar spendendo il triplo rispetto a prima o quando offre la cena a tutti i suoi amici.
Certe cose, a partire dall’istinto, non cambieranno mai, soprattutto se hai vissuto una vita che ha lasciato il segno. Il fatto che Promessa sappia canalizzare il suo odio è decisamente positivo perché non lo fa per generare uno shock o altro.
Il sapore noir che citavo in apertura è proprio questo: non è il classico odio che vediamo nel film di Kassovitz, è molto più personale e la vendetta fine a sé stessa non sembra essere presa in considerazione. In fondo, stiamo tutti morendo ad occhi aperti e anche lui lo sa benissimo.
Non mancano nemmeno pezzi più banger come “Montana” con Rrari Dal Tacco, “Mezzo Bianco” con Sayf, e “Nulla Di Bello” con 22simba e Flaco G.
Anche qui l’ostentazione non cerca di sbattere in faccia il mero risultato ma è contestualizzata al percorso e i brani di cui sopra aiutano a dare respiro alla tracklist.
Noi siamo stati al release party del disco e il locale ha completamente cambiato energia quando è partita “Nulla Di Bello” e il trio è salito sul palco. Un banger vero ma soprattutto un affetto reale tra Promessa, 22simba e Flaco G che si supportano a vicenda e vogliono farcela tutti insieme.
Tra i temi toccati c’è anche l’amore come in “9 Febbraio”, brano che Promessa ha dichiarato di aver realizzato diversi anni fa. Un’altra chiave di lettura di “Morendo Ad Occhi Aperti” è il tentativo di capire cosa conta davvero.
Lo si intuisce anche dal modo in cui si proietta nel futuro, come in “Pensando Di Fretta”, o riflette su disillusioni e occasioni mancate in “Ordinaria Follia”, assieme a Franco126.
Una menzione speciale è dedicata a “Al Portone”, la tredicesima traccia, in cui è presente un campione di “Ad Occhi Aperti”, brano di Bassi Maestro in collaborazione con Tormento contenuto nel disco “Contro Gli Estimatori” (1996).
Una vera chicca anche per il titolo del brano di Bassi Maestro. Questo è il punto in cui ho pensato che “Morendo Ad Occhi Aperti” è esattamente ciò che quando ero più piccolo desideravo di vedere nella scena rap del futuro. Un approccio allo stesso tempo moderno ma anche in continuità con la storia del genere, per nulla scontato.
I 39 minuti di musica del progetto si chiudono con “Prima”. Risulta molto interessante il modo in cui Promessa usa la parola “prima” nella strofa tra priorità e urgenze. “Prima” mette in fila ricordi e necessità, tenendo sempre il protagonista coi piedi per terra. Questo espediente lirico ci porta agli ultimi due versi che riassumono passato e presente:
“Il primo tetto coi soldi della musica
Promessa – Prima (MORENDO AD OCCHI APERTI, 2026)
Il primo etto coi soldi della cresima”
Il rapporto con Idua e il futuro di Promessa
“Morendo Ad Occhi Aperti” funziona per la sincerità con cui il rapper di Bicocca racconta la sua vita e quella di chi gli sta intorno. Senza però il sostegno del suo team e di Idua come produttore la resa non sarebbe stata la stessa. Non per demeriti dell’artista, anzi! La coesione tra lui e Idua eleva il lavoro di entrambi perché questo disco è tanto di Promessa quanto di Idua.
L’alchimia tra i due ci consegna un prodotto coeso, forse quasi un corpo unico come risultato del contributo di entrambi. Mentre tanti rapper e produttori cercano di farsi padroni di un determinato stile, Idua e Promessa hanno scelto di rimanere loro stessi, preferendo dare coerenza al percorso finora stabilito e cercando di elevarlo ulteriormente.
Ho potuto assistere di persona al release party alla sinergia tra loro due tra un abbraccio e l’altro, tra una rima e l’altra che Idua cantava come se le avesse scritte lui. Ecco perché Promessa e Idua sono una coppia destinata a dirci ancora tante cose.
Colpisce anche la scelta dei featuring, ben calibrati e che aggiungono davvero qualcosa al progetto. Tutti artisti in grado di sapersi raccontare e con una penna intima, come quella di Promessa.
Nessuno degli ospiti è pensato per l’algoritmo, bensì per soddisfare l’esigenza narrativa dell’album. Si nota, infatti, che sono tutti artisti di cui lo stesso Promessa è fan ed è proprio per questo che ha consegnato loro delle tracce in cui potessero esprimersi al meglio.
Promessa ha i colpi da vero fuoriclasse e ancora tantissimi margini di miglioramento, soprattutto lato scrittura, già di per sé immersiva, che potrà affinare ancora di più grazie all’esperienza. I punti forti di questo disco emergono fin dal primo ascolto ma è dal secondo che si riesce ad entrare in sintonia con le parole del rapper.
“Morendo Ad Occhi Aperti” è un progetto destinato a restare, non solo nella discografia del suo autore. È un disco che sa intercettare esigenze, problemi e desideri di una generazione che ha smesso di sognare nel suo significato più canonico e ha iniziato a saper morire per poter vivere per sempre.
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