“Eheh, tu ti aspetti il Vangelo? Quello con candele e miracoli? Beh, dimenticalo. Qui i peccati non si cancellano, ti camminano accanto ogni giorno. Il paradiso? Mhm, forse esiste, ma nessuno di noi ha mai ricevuto l’invito.”
Shiva – “V per Vangelo” (“Vangelo”, 2026)
Si apre con queste parole l’album di Shiva, un vero e proprio disclaimer per spazzare via fin da subito eventuali dubbi che potessero essere sorti nella testa dei fan prima del lancio. Chiunque si aspettasse un progetto quasi “religioso” si sbagliava. La religione c’entra, ma non come ci si sarebbe potuto aspettare.

D’altronde i quattro temi principali su cui il progetto sarebbe girato erano già stati anticipati attraverso le cover alternative: Tradimento, Condanna, Morte, Resurrezione. E tutti ruotano attorno a quel mondo, quello religioso, da cui l’artista parte per scrivere il suo “Vangelo”, che racconti la sua vita in modo nuovo, un insegnamento per i suoi seguaci, un tramando per i posteri.
Tradimento
“Tu sei il motivo per cui non mi fido
Shiva – “Bacio Di Giuda” feat. Tiziano Ferro (“Vangelo”, 2026)
Tu sei il motivo per cui ho un nemico
Tu sei il motivo per cui non mi apro
Quando sto male, ormai non lo dico (No, no)
Ho perso il conto di quanti han tradito (Giuro su Dio)
Chiamalo “karma”, forse per quelle donne a cui ho mentito
Poi l’ho rifatto e non mi son pentito”
Nella musica del rapper milanese il tradimento ha sempre giocato un ruolo centrale, arrivando ad essere un tema ricorrente tanto da giustificare alcune scelte sbagliate. La mancanza di fiducia nel prossimo, sia esso amico, collega o partner risulta essere una delle ombre più scure nella testa di Andrea, che in fin dei conti è pur sempre un ragazzo giovane che rimane ancora scottate dalle delusioni relazionali.

A differenza dei progetti precedenti però, qui non è una giustificazione, bensì una presa di coscienza. Shiva si rende conto di quanto questo problema influenzi la sua vita (e di conseguenza la sua musica) e sceglie di accoglierlo, non di combatterlo. Si rende conto che non potrà lottare in eterno con questa sua mancanza causata dai comportamenti altrui, capisce che c’è altro che può dargli forza.
È qui che il processo di maturazione che questo disco si rivelerà essere iniziato: la presa di coscienza sul suo passato gli permetterà di ragionare sul suo futuro in modo più nitido, libero da quei pesi che fin qui gli hanno gravato sulle spalle.
Condanna
“Dio m’ha dato dеi criteri, ma la violenza mi dona
Shiva – “Take 6” (“Vangelo”, 2026)
Se in tеsta ho brutti pensieri, è colpa della corona (Santana)
Non so gestire la rabbia, non so vivere la noia
Per questo che spendo in troie, armi, farmaci e Daytona (Pow, pow)”
Se la presa di coscienza inizia dal suo passato, continua inevitabilmente con il suo presente, con il suo lifestyle e il suo status. Rendersi conto che la posizione in cui si trova è fatta di pregi e difetti è indispensabile per poter guardare al futuro con un occhio diverso. Shiva lo sa, lo accetta, lo accoglie.

Non rifiuta di ammettere che il materialismo che ha fatto le sue fortune ormai è diventato un vizio, una dipendenza, talvolta persino un rifugio laddove gli affetti non riescono più a dargli ciò che si aspetta.
Ormai è considerato il principe di Milano, una posizione che ha cercato, ha voluto, ha rivendicato e ha ottenuto. Ma come ogni uomo di potere è circondato da persone che puntano alla sua corona, che minano la sua stabilità, che lo circondano per comodità. Shiva ne ha preso consapevolezza, ora sa come muoversi e può iniziare a costruire la sua serenità e la sua stabilità.
Morte
“Morti dentro i miei occhi, sangue nelle pupille
Shiva – “Risorgere” (“Vangelo”, 2026)
Dentro di me c’è un vuoto, il vuoto non fa scintille
Il mio avvocato è esausto, sotto il letto ho un fucile
Il sesso non sa di amore, il sonno è così sottile
Vorrei solo sparare, vorrei solo sparire (Yeah)
So che tu mi conosci, infatti mi puoi ferire (Te lo continuo a dire)”
La morte ha diverse accezioni lo sappiamo, soprattutto nel rap. In questo caso la copertina richiamava alla condanna subita dal rapper in occasione della famosa sparatoria, ma nel disco non si parla di questo. Nel disco si parla di morte come retaggio d’infanzia e adolescenza ma soprattutto come ipotetica via di fuga.

Shiva ammette di averci pensato, la somma dei peccati accumulati l’ha reso un mostro che lui non riconosce più, che lo spaventa, a tal punto da pensare di liberarsene una volta per tutte. L’idea di sparire una volta per tutte ritorna soprattutto nella parte finale del progetto, quasi come se l’artista si chiedesse se, nel caso dovesse andarsene ora, lasciasse abbastanza.
Il “Vangelo” sarà sufficiente a svolgere la sua funzione? Avrà lasciato abbastanza ai suoi figli? La sua vita può considerarsi in qualche modo compiuta? Queste e altre domande di questa natura sembrano aleggiare costantemente nella testa dell’artista, che nel processo di maturazione finisce a mettere in dubbio quanto fatto finora.
Resurrezione
“Io sono la prova che Dio esiste, però è furbo
Shiva – “Dio Esiste” (“Vangelo”, 2026)
Ho visto tanta merda che posso metterlo in dubbio
Sto cambiando il messaggio, aprendo gli occhi al pubblico
Che si lamenta sempre, anche se mi metto a nudo
Io, giuro, non volevo essere il numero uno
Ma nemmeno essere solamente un numero”

La resurrezione, o meglio, la rinascita. È questo lo scopo finale del progetto, è per questo che Shiva ha fatto un disco così. Perché ne aveva bisogno lui in primis per rinascere, per espiare i propri peccati e guardare al futuro con una nuova luce, una nuova spinta, nuove possibilità all’orizzonte. Ma per fare questo doveva chiudere con il suo passato. Bisogna morire per poter risorgere.
Dio Esiste
La chiave di lettura dell’intero progetto si può ricercare nella traccia “Dio Esiste”: 7 minuti, nessun ritornello, puro flusso di coscienza incentrato sul contrasto dio esiste/dio non esiste. In questa dicotomia Shiva va a ricercare gli aspetti positivi e negativi della sua vita, i pro e i contro, cosa è importante e cosa si può lasciare indietro. Può sembrare concept, in realtà è un vero e proprio bilancio per schiarirsi le idee, necessario per maturare e rinascere.
“Io sono la prova che Dio esiste veramente
Shiva – “Dio Esiste” (“Vangelo”, 2026)
O io sono la prova che non esiste per niente? Ehi
Forse son la prova che Dio, no, non esiste
Perché ce l’ho fatta prima di essere credente”
È sempre in questa traccia che sostiene di “aver fatto un intero disco senza la parola gang”, un’ulteriore dimostrazione di come l’intenzione fosse quella di discostarsi dal passato, di rinascere, di dimostrare che non è solo materialismo, di far ricredere anche i più scettici.
I riferimenti religiosi
In un disco in cui Dio e la religione fanno quasi da concept è inevitabile trovare riferimenti religiosi sparsi un po’ ovunque, ma in questo caso non è del tutto un pregio. La scelta di incentrare l’intero progetto sul paragone tra strada e religione (con i vari accostamenti bacio di giuda-tradimento, peccati-errori, paradiso-salvezza) mantiene un filo conduttore con i progetti passati, dopotutto non è una scelta stilistica inedita per Shiva, ma allo stesso tempo risulta un po’ forzato.
Trovare riferimenti continui in ogni brano, anche quelli meno fedeli alla direzione generale del progetto, da alla lunga un senso di artificialità. Dopotutto, se consideriamo concept album più blasonati come “Persona” di Marracash (esempio che ormai sorge naturalmente se si parla di concept), ci accorgiamo di come un prodotto di questo tipo non abbia la necessità di ribadire continuamente qual è l’idea alla base, perché essa deve risultare naturalmente nella testa dell’ascoltatore. Sembra quasi che Shiva stesso cerchi di autoconvincersi della sua idea, lasciando lungo l’ascolto un po’ di credibilità che una minore forzatura avrebbe probabilmente restituito.
Il sound e le influenze degli anni 2000
Non si può parlare di un disco senza parlare di sound, e in questo caso di carne al fuoco di cui discutere ce n’è parecchia. Shiva lascia da parte la trap classica a cui ci ha abituato negli anni a favore di sonorità più R’n’B (la scelta di Tiziano Ferro come collaborazione è emblematica in questo senso) in modo da alleggerire l’atmosfera generale e permettere al messaggio di arrivare a più persone, anche a costo di deludere i fan di sempre.
Fa tutto parte del processo di rinascita e rinnovamento, gli 808 lasciano spazio a citazioni degli anni 2000 come in “Obsessed” con Anna che riporta alla mente “Promiscuous” di Nelly Furtado. Lungo l’album sembra di scorgere riferimenti continui ad artisti di quell’era, come Timbaland e Nelly, maestri di questo specifico sound, fino ad arrivare ad un omaggio allo stesso Tiziano proprio in “Bacio Di Giuda”, dove Shiva nella prima strofa riprende il flow di “Xdono”, una delle più grosse hit del suo ospite, perfettamente rientrante in quell’atmosfera.
Ma in tutto ciò, che disco è “Vangelo”?
È un disco in controtendenza per la carriera di Shiva, che stacca con il suo passato per aprire ipotetiche nuove porte nel futuro. È un progetto che divide, che ai fan di vecchia data ha fatto storcere il naso, ma che è stato in grado di incuriosire un pubblico più mainstream e adulto. Non è un concept album in senso stretto ma è un disco coeso, con un’idea precisa alla base, riuscito sotto molti punti di vista e traballante in altri.
Di certo c’è che è il disco più maturo del principe di Milano, che dopo tre figli sembra aver capito cos’è davvero importante e può rinascere con una nuova maturità dalla sua parte. Azzardando anche noi termini religiosi, l’Antico Testamento si è concluso, il “Vangelo” di Shiva ora lascerà spazio al Nuovo.
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