A distanza di ben quattro anni dall’ultimo album, ha fatto ritorno uno degli esponenti più particolari della scena italiana, distintosi da sempre per un modo di rappare e di scrivere fuori dall’ordinario, che lo ha consacrato fra gli storyteller più originali che la città di Roma abbia mai avuto. Il rapper in questione è Chicoria e il suo nuovo disco si intitola “Due lettere dopo”, ponendosi come sequel di “Lettere”, album del 2016.


Tuttavia, già un rapido confronto visivo fra le copertine dei due progetti rende evidente quanto l’intenzione comunicativa sia differente: se nel primo capitolo il focus era sull’introspezione, palesato dalla foto di Chicoria da bambino, in “Due lettere dopo” sullo sfondo c’è un sipario e in primo piano, sotto i riflettori, si staglia il rapper in giacca e camicia; l’atmosfera ricorda più quella di un comizio che di uno spettacolo teatrale.
E infatti, “Due lettere dopo” suona dall’inizio alla fine come un resoconto di Chicoria sul mondo attuale, del quale l’autore non trascura gli spaccati più violenti e disumani, raccontati senza filtri o peli sulla lingua. Il flow quasi parlato del rapper, cifra stilistica molto divisiva per il pubblico, favorisce l’impronta narrativa dei testi, configurati quasi come flussi di coscienza grazie alla maggiore libertà metrico-formale che conferisce l’autore allentando i vincoli metrici.
In un panorama in cui il rap “impegnato” spesso si riduce a fumosi slogan e demagogia di bassa lega, Chicoria parla chiaro, senza il moralismo di chi pensa di non fare parte del sistema che critica. Colpisce particolarmente il modo crudo e tagliente con cui si mette a tu per tu con gli esponenti della classe politica, che raggiunge l’apice nel sequel del brano Politica e Stronzate (2021), traccia in cui l’autore non si fa minimamente scrupoli sul namedropping.
Buongiorno cara Italia se semo svejjati da n’altro brutto sogno
Chicoria – Politica e stronzate pt. 2, (Due lettere dopo, 2025)
Ma sempre cor fetish pe er nonno de Alessandra
Canne d’hashish top quality così digerisco bene sta reality senza l’obbligo der vomito
Pensà a quelli che j’hanno tolto l’olio pe curasse dar dolore cronico
Me lascia in stato catatonico, se chiama popolo delle libertà
Ma della tua n’je ne po’ fregà de meno, nun è loro terreno
So tutti garantisti, finché so politici, imprenditori e collusi
Quelli dentro se so pori Cristi, stanno benе chiusi cor sovraffolamento
C’è un abuso de custodia cautelarе
Quella che me trattiene da sputà sta verità capillare
Che già m’hanno minacciato Giovanardi e il buon Gasparri
Tramite comunicati stampa ao! I termini de scadenza so arivati
Do cazzo stanno ste denunce e st’avvocati
Giorgia è na madre ma co e manie de controllo
De quella che cresce un fijjo e ar 100% je diventa psicotico
Tajjano i fondi alle scuole e pe e recupero dei carcerati
È chiaro! Chi è che vole n’popolo de decerebrati ammaestrati è lo Stato!
Visti i tempi che corrono e il livello della classe politica attuale, in una delle tre lettere sparse per il disco come espediente di reminiscenza testamentaria, il rapper con pungente ironia propone addirittura di candidarsi:
So’ fà er rap, ma posso fà mejo in politica
Chicoria – A chi non ce sente (terza lettera) (Due lettere dopo, 2025)
Infatti c’ho n’idea popo figa
Pago n’avvocato e me faccio a fedina pulita
E poi me candido co a sinistra
Sicuro so mejjo de a Schlein, pure de come è vestita
Nun ripeto puttanatе come a certezza dе a pena
O st’altre cazzate daa destra che fanno pena
I benefici so legge, pe cui pe legge
A chi l’ha pagate je stai a dà solo ciò che je spetta
Sta terza media è na laurea in giurisprudenza
Con attestato pe ex detenuti
Dritto dai lavori socialmente utili
Raccolti gli utili posso solo che avè un futuro stupendo
Traguardi, sordi e donne… sai già che intendo
Fra un passato costellato da errori e un futuro minaccioso e grottesco all’orizzonte, il presente rimane la dimensione in cui, con la giusta consapevolezza, secondo l’autore è ancora possibile cambiare le cose:
Apro er libro de storia pe nun ripete i stessi errori e ricordà alla memoria
Chicoria, Cattedrale (Due lettere dopo, 2025)
Pure se la storia l’hanno scritta quelli che hanno vinto
Io so stato sempre tra quelli che nun je l’hanno fatta
Fanculo er servilismo io nun so sconfitto e ancora nun l’ho accettata la disfatta
“Due Lettere Dopo” si arricchisce di varie collaborazioni, alcune particolarmente brillanti: fra queste mi limito a menzionare l’ottima strofa di Gemello, che non manca di citare le panchine, in “Pezzo di pane” (in cui vi è anche un ritornello, meno incisivo, di Briga), il gran ritorno di Speranza nel banger “No escort” e la combo Side Baby-Carl Brave in “Antenne“.
Quest’ultimo brano differisce dal resto dell’album: è un pezzo dedicato a Roma in cui la vena polemica si attenua per un attimo, lasciando contemplare ai tre autori la loro città natale, simbolo di decadenza ma, al contempo, porto sicuro. Degna di nota la strofa di Side, nella quale l’ex Dark Polo Gang mostra tutto il suo rispetto per Chicoria, menzionando “Tajerino“, brano de “La Calda Notte” cult dell’underground italiano.
Entravo alla seconda ora al Virgilio
Chicoria – Antenne feat. Carl Brave e Side Baby (Due lettere dopo, 2025)
Andavo a scuola ascoltando “Tajerino”
Porto mia figlia a scuola
Cammino le stesse strade
Sembrano diverse, ma lo senti nell’aria
Proprio la sopracitata Tajerino si apre con una storica intro del rapper in cui si presentava come «er Chicoria, quer pischello che ogni volta te fa dì “bella prova”»; sono passati esattamente vent’anni da quel brano, Chicoria non è più un pischello, ma ancora è in grado di fotografare l’attualità e metterla in musica in tutta la sua asperità. Bella prova, anche nel 2025.
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