Milano è una delle città culla della cultura hip hop in Italia e anche oggi sembra avere ancora da insegnare. Milano è uno dei contesti urbani più sviluppati in Europa e allo stesso tempo uno dei più controversi, capitale della musica italiana dal punto di vista del mercato, teatro della vita lussuosa e patinata del jet set italiano, ma ciò che questo articolo vuole fare a mo’ di luce strobo non è il famoso “smarmella” che Duccio ordinava a Biascica, il capo elettricista in “Boris”: vogliamo stimolare più persone possibili a valorizzare un progetto che secondo noi, rappresenta una piccola gemma del rap italiano, senza alcun sensazionalismo.
“Milano Docet” è il primo joint album di Armani Doc e Bassi Maestro uscito per ThinkFast e Com Era Records. Siamo davanti a una delle intese musicali più curiose degli ultimi anni: il veterano sempreverde del rap italiano Bassi Maestro sceglie di collaborare per un intero disco – dopo averlo fatto con Guè in “Madreperla” (2023) – con uno degli esponenti più caldi del sottobosco urbano milanese.
Oltre alla simbolica investitura di Bassi, Armani Doc assume uno status da numero uno degli outsider della scena italiana, che con la sua etichetta indipendente ThinkFast porta avanti una visione musicale prettamente legata a immaginari italiani hip hop, guidata dal mantra “pensa velocemente”, che conferisce all’intera produzione di Armani Doc un’idea di spontaneità, rapidità e naturalezza con la quale prende vita ogni suo progetto musicale, sia perché esterni a ogni logica di mercato, sia per le liriche taglienti ma semplici di Armani che danno la sensazione di star ascoltando musica registrata full one take e freestyle.
E devo dire che questo progetto ha molto da insegnare. “Milano Docet” è un progetto solido di 10 tracce, dalla durata esigua di 25 minuti in cui ricercatezza musicale e lirica rendono questi pochi minuti di ascolto godibili ma pregni di citazioni, riferimenti alla Milano urbana e al rap milanese, palesando connessione e riconoscimento con ciò che c’è stato nel rap italiano e oltreoceano.

La copertina di “Milano Docet” raffigura una città che insegna coprendo gli occhi: una maestra severa che impone forma e successo, ma chiede in cambio cecità, mentre sotto la superficie continua a muoversi qualcosa di vivo, viscerale e incontrollabile.
Ogni aspetto della città è presente nel disco, molti personaggi di spicco trovano spazio e ogni zona di Milano cara ad Armani fa da scenario a questa sorta di “masterclass” rap. E il termine “masterclass” non intende una lezione qualsiasi: la sfumatura di significato insita nella parola sottintende la presenza di un esperto del settore (Bassi Maestro) che tiene un corso di specializzazione adatto per un pubblico ristretto e ritenuto capace di reggere un confronto quasi diretto e schietto (Armani Doc e il pubblico esclusivo dei due artisti) con il sapiente in materia.
Già dalla intro di “Milano Docet”, Bassi Maestro e Armani avviano questo stretto dialogo culturale. Infatti il ritornello di “Chow Yun-fat” inizia con il “brr, stick ’em, ah-ah-ah, stick ’em” della celebre “Human Beat Box” dei Fat Boys, per poi arrivare a citare nelle due strofe prima Gast, facendo riferimento ad una traccia del suo album “Underground Legend”, e poi Neffa che sposta via la tenda nella prima strofa di “Aspettando Il Sole”.
“1995” in collaborazione con Toni Zeno è uno dei brani che meglio incarna l’atmosfera del disco. Al suo interno troviamo il racconto personale di Armani e Toni che si interseca con una storia tutta italiana e milanese, cioè stiamo parlando di Silvio Berlusconi.
TONI ZENO:
Armani Doc & Bassi Maestro – 1995 feat. Toni Zeno (Milano Docet, 2026)
Sono del ’95, il prime di Silvio, le prime Silver
Mary Patti e Mediaset erano i babysitter(Toni Zeno)
[…]
ARMANI DOC:
Ah, sono del ’95, frate’, era Berlusconi
Non ho avuto esempi buoni, non rompetemi i coglioni (Fuck)
Mi ha cresciuto la TV perché i miei stavan spesso fuori a lavorare
Non devo darvi troppe spiegazioni (No) (Armani Doc)
I due rapper aprono le loro rispettive strofe con il loro (identico) anno di nascita, facendo riferimento entrambi a un comune destino di solitudine nell’infanzia, davanti alla TV berlusconiana per nulla educativa.
I due nelle barre alternano immagini collegate ai problemi dell’Italia a riferimenti del modo scorretto di fare impresa di Silvio Berlusconi, personalità super influente nella crescita della generazione di Toni e Armani, che proprio l’anno prima della loro nascita ufficializzava anche la sua “scesa in campo” politico (sample dell’audio del famoso discorso presente tra una strofa e l’altra).
I due rapper sembrano giustificare la loro natura da hustler con la grande influenza che Berlusconi ha esercitato nel cambio di valori della società italiana grazie al controllo dei media, della stampa e della comunicazione
La mia storia, di quello che assumo sono il prodotto
Armani Doc & Bassi Maestro – 1995 feat. Toni Zeno (Milano Docet, 2026)
Berlusconi flow, prima ti frego e poi ti fotto, ah
Come avevo sottolineato nell’incipit, Armani non parla di ciò che non gli appartiene, anzi, preferisce valorizzare ciò che fa parte della sua umile realtà, come viene fuori in “Bangla Stories”, dove lui e Jack The Smoker mettono insieme immagini di una serata dal bangladino di zona.
Altro passaggio importante della “masterclass” è “Vittoria”, in cui è presente il sample di “Work” dei Gang Starr. Nel brano Armani racconta la fugace storia d’amore tra lui e una giovane donna della Milano altolocata, sottolineando tutte le differenze sociali tra lui e lei. La fine della canzone offre la possibilità di interpretare il brano come una grande immagine del desiderio di vittoria e riscatto di Armani, impersonificata da questa femme fatale in formato Milano Bene.
La Milano che ritrae Armani sulle tele sapientemente offerte da Busdeez è una Milano a metà tra spiritualità e materialismo, in continua tensione verso la grandezza ma allo stesso tempo capace di toccare punti bassissimi.
Anche nella chiusura del disco “Sogni Diventano Incubi”, nella seconda strofa racconta la freneticità del capoluogo lombardo, omaggiando nell’attacco della seconda strofa l’incipit della prima strofa di “La Danza della Pioggia” di Marracash. Nel brano Armani tratta il tema dell’impegno per il raggiungimento di un sogno, per il quale si rischia di rimanere con nulla in mano se non si riesce ad essere scaltri e pronti a ridimensionare la portata della propria ambizione.
“Milano Docet” è un progetto vincente, che mette Armani Doc in serenità all’apice della sua carriera, cima dalla quale Michele può voltarsi e esaminare con l’estrema tranquillità di chi è già contento da dove è partito, e fin dove è arrivato senza l’aiuto di alcuna grande distribuzione. Armani Doc racconta una Milano severa ma maestra, viscida ma allo stesso tempo fondamentale per la sua crescita, una Milano che odia e porta ad odiare, raccontata dal Rafiki versione zarra.
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