Una frattura invisibile, insidiosa che si annida nella mente lasciando profonde cicatrici nell’esistenza della persona è ciò che meglio riassume il concetto di trauma psicologico.
È ciò che resta quando qualcosa ci attraversa troppo forte, continuando a vibrare nel tempo, intaccando la memoria e soprattutto l’identità della persona prima ancora di raggiungere la piena consapevolezza delle proprie ferite emotive.
A neanche 6 mesi dall’uscita dell’ultimo disco, il più produttivo dei Players Club ’23 ha aperto le danze del 2026 con il suo nuovo album, intitolato “Trauma”.
«Essere mio fan è un impegno» rappa Tony Boy in “Hard” (2024) e, in effetti, nella frenesia di uscite settimanali, rimanere al passo con i ritmi del rapper è veramente complesso.
Tuttavia, anche questa volta, l’artista è riuscito a catalizzare istantaneamente l’attenzione sul suo nuovo progetto. Come? Presentandolo quasi come l’opposto del precedente.
Infatti, se il roll-out di “Uforia” ha compreso l’uscita di ben quattro singoli e perfino un evento esclusivo all’Allianz Cloud di Milano, un listening party alla Kanye West, volto a fare immergere i fan nell’atmosfera avveniristica dell’album, per “Trauma” è bastato un solo post, contenente titolo, data di uscita, copertina e tracklist.

Senza dubbio l’artwork ha contribuito a incrementare significativamente l’hype: un vero e proprio quadro che raffigura il volto di Tony deformato, travolto dalle emozioni invasive che vive e che ne hanno distorto anche la sua parte esteriore. Da nascosto e privato il trauma diventa visibile per poter condividere il dolore sotto forma sonora. Lo stile della copertina rimanda inequivocabilmente alle opere del pittore irlandese Francis Bacon, definite dal critico Herbert Read «immagini dell’assurdità della nostra esistenza»:
«l’artista stesso ha varie volte dichiarato di voler con la sua pittura documentare la follia del mondo contemporaneo. La tecnica pittorica di Bacon si serve di mezzi automatisti, le figure sono rappresentate come sfocate in modo da fare partecipare la memoria dello spettatore per il quale l’artista vuole “ricreare un avvenimento”, non “rappresentare un oggetto”.» (https://www.treccani.it/enciclopedia/francis-bacon_res-4ac67f5e-87e7-11dc-8e9d-0016357eee51_(Enciclopedia-Italiana)/)


In maniera non troppo dissimile, la scrittura di Tony Boy non segue uno schema narrativo lineare: si basa, piuttosto, su immagini evocative, sfumate e giustapposte fra loro, che in “Trauma” contemplano quasi esclusivamente l’introspezione. Il disco si muove per istantanee mentali, pensieri intrusivi e riflessioni malinconiche che affiorano e scompaiono, come ricordi distorti dal tempo. Il “trauma”, più che un evento specifico, sembra essere una condizione permanente, uno stato della coscienza. Tony Boy non lo racconta, lo abita.
A differenza delle altisonanti collaborazioni di “Uforia”, in “Trauma” non c’è spazio per i featuring né tantomeno per i banger: prende forma invece una dimensione personale in cui l’artista può mettersi a nudo con i propri demoni interiori.
“Quanta strada hai fatto per rientrare all’alba
Tony Boy – Trauma (Trauma, 2026)
Quanta strada ancora, poi uscirò dal trauma”
Da “Trauma” a “Generazione X” si snoda un percorso tortuoso e logorante, articolato lungo 14 tracce che funzionano come tappe di un percorso emotivo destabilizzante.
Tony mette in scena un viaggio interiore che alterna momenti di vulnerabilità e impotenza in brani come “Bene ormai”, “Solamente per Amore” o “In Silenzio” ad attimi di rabbia e disillusione in “4×4” e “Ice”, restituendo il peso di ferite non elaborate e di un’identità in continua ridefinizione.
Traccia dopo traccia affiorano la solitudine e la pressione provate dal rapper, mentre sullo sfondo di brani come “Cicatrici” o “Generazione X” una sensazione di inadeguatezza sembra andare di pari passo con il bisogno di proteggersi dal mondo esterno:
“Sembrava impossibile portare uno straccio di luce in questo buio”
Tony Boy – Bene Ormai (Trauma, 2026)
ll dolore viene vissuto e metabolizzato, la delusione lascia spazio a una consapevolezza amara, ma necessaria per poter riconoscere le proprie fragilità.
A sorreggere e amplificare questo processo psicologico c’è l’ambiente sonoro costruito da Wairaki e dagli altri produttori che, attraverso atmosfere dai toni profondi e ben definiti, accompagna l’artista nella guerra silenziosa della sua psiche.
La voce è rotta, le parole suonano stanche mentre le basi sembrano tingersi dei suoi dubbi e delle sue ossessioni più nascoste; ogni barra è legata all’altra per favorire la connessione tra pensieri, emozioni e azioni, come un dialogo interno volto a una terapeutica ricerca di chiarezza.
“Trauma” è un diario emozionale, uno specchio sonoro in cui Tony, facendo una sorta di journaling musicale, esplora le sue profondità più vulnerabili e riflette sui propri stati mentali per arrivare ad una piena accettazione di sé.
“La mia è una generazione X
Tony Boy – Generazione X (Trauma, 2026)
Alcol dentro il lean, faccio un mix
Il futuro che ci aspetta qui
Inizia a starmi stretto, dobbiamo agire adesso”
In collaborazione con Modesto De Luca
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