Un ragazzo del rione Gescal inizia a fare rap. Piace, ha successo, diventa un simbolo, un’icona. Il suo penultimo disco è l’album più venduto del suo anno. Arriva secondo al Festival di Sanremo, non vince per un soffio.
È possibile?
“TUTTO È POSSIBILE” è il nome del quarto disco di Geolier, disponibile ovunque da venerdì 16 gennaio.
Questo disco l’ho aspettato, l’ha fatto la mia città, la mia gente; forse lo ha aspettato tutta Italia. Nella mia percezione, la discografia di Geolier è composta da progetti con funzioni precise. L’esordio, la conferma, la scalata. “Dio Lo Sa” è stato il disco che ha consacrato il rapper al grande pubblico, è il disco del Festival che ha sancito il passaggio da una dimensione Locale – Partenopea ad una Popolare – Nazionale. Ho sempre fissa l’immagine delle mani in copertina, quasi come se quel progetto avesse rappresentato la spinta dal basso, delle persone che hanno permesso ad un ragazzo di Secondigliano di agognare l’apice del successo e, arrivato lì, di farsi portavoce di un disagio, di un’identità cittadina marchiata sulla pelle.
Se “Dio Lo Sa” è il disco della consacrazione alla massa, “TUTTO È POSSIBILE” è il momento in cui Geolier, ormai sulla vetta della sua carriera, si guarda intorno e conta chi gli è rimasto intorno, fa i conti con il successo, con la ricchezza, con quella belva insaziabile e corrosiva che è la fama. Il mostra fa paura, Geolier lo sa: più dai, più chiede; più offri, più ha fame.

La copertina del progetto dice tanto quanto il titolo. La cover ritrae l’interno di una tradizionale casa meridionale, in un momento di vita quotidiana. C’è una tavola apparecchiata, tovaglia, bottiglia, una famiglia trascorre con tranquillità gli istanti subito dopo il pranzo. Un uomo apre il frigo sullo sfondo; una ragazza, seduta sulla sedia, sorride con le gambe tra le mani; un bambino corre in primo piano. Tutto indossano abiti da casa, canottiere, vesti semplici. Sembra che la fotocamera si sia intrufolata in una casa qualsiasi, di un rione qualsiasi, per spiare il più ordinario dei momenti quotidiani.
Geolier c’è, ma è nascosto. Rannicchiato ai piedi del tavolo, guarda la telecamera sottecchi. Sembra quasi non voglia comparire, che voglia rendere le persone intorno a lui le protagoniste del suo progetto. Quelle persone intorno sono la sua famiglia, le sue radici.
Via la gente, via le mani delle persone. Questo disco torna indietro all’essenziale, all’humus del successo, a Emanuele e non a Geolier, a casa sua, non al palco sorretto da una folla urlante. Già solo nella promozione del progetto, il rapper napoletano ha voluto dare la sensazione di un ritorno ai pilastri, alla sua identità più autentica. Sull’Instagram dell’artista trovate il video del padre che legge la tracklist del disco del figlio. Lo fa mentre è in officina, con indosso la tuta da lavoro: storpia le parole, non pronuncia bene gli anglismi, legge feat. così come scritto.
Il disco si apre la voce di Pino, non con quella di Geolier. Vorrei farvi capire quanto è stato emozionante per me ascoltare la voce di un’artista che per la mia città è “uno di famiglia”. Il rapper accompagna la voce del cantautore, quasi come un figlio segue le orme del padre, e accompagna con una strofa il ritornello di una traccia inedita di Pino Daniele. I due sembrano parlare attraverso il tempo, come se Pino indicasse la via a Emanuele. “TUTTO È POSSIBILE” ricorda Pinuccio nel ritornello: da questo prende il nome l’intero progetto di Geolier.

Respirare le proprio radici, riscoprirsi dopo essersi bagnati nel mare della folla, vuol dire riportare l’ascoltatore ad un’idea di napoletanità classica, autentica, passata, che non ha niente a che fare con la macchiettistica estetica di cui la città si è ammantata negli ultimi anni (e qui potremmo discutere anche quanto il fenomeno Geolier ne sia responsabile): il disco si apre con Pino Daniele, la copertina sembra una scena da Eduardo De Filippo.
L’autenticità del disco, però, passa anche per la messa in discussione del successo stesso. “SONNAMBULO” segue l’intro, il suo attacco è tanto eloquente quanto crudo:
Manuele è muorto da na cifra
Geolier – “SONNAMBULO” (“TUTTO È POSSIBILE”, 2026)
Tutte ‘sti cifre l’hanno seppellito
In diversi brani emerge il tema del denaro in relazione al tema dell’identità. Sotto tutti questi soldi chi c’è? Quando finisce l’artista e inizia il personaggio? Questa fama ha veramente reso la vita migliore o ha solo allontanato dagli averi più preziosi, gli affetti più sinceri? L’artista si interroga incessantemente sulla sua reale esistenza, su quanto la gente che lo acclama si rivolga a Emanuele o a Geolier. In “DESIDERIO“:
Tutt”a vita mia scritta ‘ncopp’a nu giurnale
Geolier – “DESIDERIO” (“TUTTO È POSSIBILE”, 2026)
Cu ggente che legge e me giudica
Senza maje ce penzà a ch’aggio fatto
Pe stà ‘ncoppa ccà ch”e vertiggine ‘a subbeto
‘O successo t’arrobba ‘o lato tuojo migliore
Pecché ce l’hê dà a chi t’ascolta
E chi ‘o ssape si overo m’ascoltano
Oppure me senteno sulo ‘int’ê mumente muorte
Su questo filone c’è una canzone che più delle altre mi ha colpito. “UN RICCO E UN POVERO“, al primo ascolto, mi ha ricordato “‘A Livella” di Totò. Il brano è uno storytelling tra due archetipi della Commedia, un uomo facoltoso e un poveraccio. I due parlano, cercano di capirsi. Il ricco chiede al povero come fa a tirare avanti, il povero gli racconta gli strazi e gli affetti di una vita senza sfarzi, ma senza ipocrisie, fatta di dolore, amore, passione sincera, vera e non artefatta. La traccia non ha bisogno di particolare presentazioni, lascio a voi goderne.
“‘O ricco s’assetta vicino e ce dice ‘int’â recchia na cosa ca nn’s’è maje scurdato:
Geolier – “UN RICCO E UN POVERO” (“TUTTO È POSSIBILE”, 2026)
“Chi cresce senza na mancanza farrà sì ca tutte cose è mancanza
Chi cresce già desideranno farrà sì ca nu juorno l’ave”
Il disco è complesso come il suo artista e al suo interno coesistono le diverse versioni dell’enfant prodige partenopeo.A brani più riflessivi, introspettivi, si alternano banger rap crudi, in cui Geolier si diletta nella sua veste aggressiva, scocciata. Le punchline sono cattive, gli incastri frenetici, i flow sperimentano su beat atipici. Mi riferisco a brani come il singolo “081” o l’ultimissimo aggiunto “AMEN“. Non si può ignorare il flow masticato di “FACILE FACILE” o il beat incredibile che Poison Beatz e Sottomarino hanno confezionato per “OLÈ” in collaborazione con Kid Yugi: i due sulla base mostrano un’intesa palpabile.
Qui è necessario spendere due parole su “PHANTOM“, la traccia in collaborazione con 50 Cent. Ascoltando il brano, ho finalmente avuto la sensazione di non assistere all’ennesima strofa pagata da un artista nostrano e inviata da un rapper d’oltreoceano alla cieca. La canzone suona come una collaborazione autentica, frutto di una volontà comune dei due rapper che si sono incontrati e, insieme in studio, hanno modellato la traccia. Ad oggi, un lavoro del genere resta uno degli apici più alti della storia dell’HipHop in Italia.
Tante anime, dicevo, ma in “TUTTO È POSSBILE” ce n’è sicuramente una che appartiene ad un’altra persona. Nel progetto c’è una donna, c’è l’amore, c’è una relazione che ispira un gruppo di tracce che si lasciano andare ad un racconto sincero e scanzonato di un sentimento sano. “1H“, “STELLE“, “CANZONE D’AMORE” e “FOTOGRAFIA” sono le tracce più sentimentalmente impegnate e anche quelle, nel parere di chi scrive, meno riuscite del disco.
I brani, dalle sonorità più pop e dai fraseggi che abbandonano le barre per dedicarsi al canto, si rivolgono ad un pubblico più ampio, che ha incontrato Geolier con il Festival di Sanremo. L’artista dialoga con le varie componenti della sua audience e cerca di controllare le dosi. Le tracce non appesantiscono il disco, che, anzi, risulta il più equilibrato della carriera del rapper napoletano, ma si concentrano nella seconda metà del progetto che per questo motivo risulta anche meno incisiva rispetto alla prima.
Concludo. Certe cose non cambiano mai e sullo sfondo di “TUTTO È POSSIBILE” c’è l’unica vera costante di tutta la discografia dell’artista: Napoli. La città emerge, onnipresente, aleggia in tutto il disco, ma si fa avanti solo nell’ultima traccia. “A NAPOLI NON PIOVE” è un dialogo bellissimo tra l’artista e la sua città. Geolier si rivolge a lei, la loda, la ringrazia, la bastona, ne mette in luce le contraddizioni e le debolezze. La paragona ai suoi genitori e forse non c’è modo più intimo di concludere un disco che vuol essere un ritorno all’essenza più pura delle cose.
Se ascoltate bene, potete sentire “Napul’è” in sottofondo, giuro…
I’ te voglio amà comme faccio cu mammà
Geolier – “A NAPOLI NON PIOVE” (“TUTTO È POSSIBILE”, 2026)
Però tu sî severa comme era cu’mmé papà
E m’hê saputo educà
È possibile che un ragazzo del Rione Gescal riempia tre volte lo stadio della sua città? È possibile che ottenga una collaborazione con Pino Daniele? Che stringa la mano a una delle più grand RapStar della storia, che condivida con lui una traccia, che compaia sui suoi canali social? È possibile che lo faccia usando quasi esclusivamente il suo dialetto, la lingua della sua città, della gente?
È possibile. Tutto lo è.
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