L’uomo medio non è tale in senso dispregiativo. È così e basta. Prima che un concetto, o qualunque altra cosa, si sedimenti nella cultura del paese, nei modi di fare e di interloquire con il prossimo, è necessario far passare una considerevole quantità di tempo.
Tendenzialmente, uno sport come il calcio è come fosse un’unità di misura del nostro paese. Si è sedimentato talmente a fondo che non sarebbe poi così assurdo immaginare di leggere sulla carta d’identità, sotto alla data di nascita, la squadra per cui tifi. All’italiano medio, forse, andrebbe anche bene. Ma in fondo, non lo siamo un po’ tutti?
Allora perdonatemi se dico che Sonni Uno, rapper emergente di Bologna, per certi versi è tutto ciò che stavo cercando nel rap italiano. E non me ne vogliate se, qua e là lungo l’articolo, spammerò alcune citazioni che mi hanno fatto sobbalzare.
“Se la moda è fare la punta alla Ibra
Io sarò il terzino di spinta, Bosingwa”
Sonni Uno – “CalaSonni” (UNO, 2026)
Forse non è proprio tutto tutto quello che cercavo, sarebbe eccessivo. Credo sia piuttosto qualcosa che mancava all’interno della scena. Si parla spesso di quanto in un genere come il rap, che cerca di sfuggire dalla retorica e dalla ripetitività nella sua forma più pura, abbia finito gli argomenti.
Un genere scarico, che dopo anni all’apice adesso sembra vivere qualcosa di simile a quella fase di mezzo tra l’Impero Romano e il Rinascimento, ma anche il Medioevo ha i suoi estimatori.
A volte, però, si può trovare la carica giusta e l’originalità anche nell’aspetto più quotidiano che ci possa essere in Italia (e non solo).
“Se pensi che mi puoi rubare il cuore ti sbagli, l’ha già fatto Alino Diamanti”
Sonni Uno – “Celtic #4” (2025)
La colazione abitudinaria al bar con cappuccino, cornetto e Gazzetta dello Sport sta lasciando spazio a nuove forme di “salotto” dove è possibile parlare di calcio (e di tutto il resto) anche se di calcio, in fondo, ci capisci poco. E va bene così.
Il calcio, che è sempre stato marginale rispetto all’intero immaginario Hip-Hop (anzi, sembra come se ne sia un nemico immaginario), è invece il nucleo attorno a cui si avvolge la narrazione e l’estetica di Sonni Uno.
Classe 2001, Bolognese “come Chicco Ravaglia“, un’attitudine alla vecchia maniera e “il capello alla Calafiori“ . Niente di nuovo, direte voi. A distinguerlo particolarmente dai suoi colleghi è la sua passione sfrenata per il Bologna.
“Mi narrano il Bolo ‘64
E di quanto fosse magico vedere Roby Baggio”
Sonni Uno – “Mocassinato” (UNO, 2026)
I riferimenti alla sua squadra del cuore sono il perno della sua narrazione, anche quando possono sembrare dei meri riferimenti marginali. Li usa spesso e volentieri, ha persino creato una serie di singoli con il nome degli avversari della squadra allenata da Vincenzo Italiano nel cammino in Europa League.
“Friburgo #1”, “Brann #2”, “Salisburgo #3”, “Celtic #4” sono stati una fitta rete di passaggi che hanno portato al gol. A concludere l’azione, poi, è arrivato l’EP “UNO”, pubblicato l’11 febbraio 2026.

Fin dalla copertina viene racchiuso tutto il mondo di Sonni, prettamente dal profumo di manto erboso.
Si possono trovare una serie di elementi caratteristici, sia del Bologna che della Pop Culture calcistica: dal pallone dell’Europa League alla maglia di Calafiori, passando per l’album delle figurine Panini al poster de “L’allenatore nel pallone” (Film del 1984 diretto da Sergio Martino che vede Lino Banfi nei panni di Oronzo Canà, allenatore goffo con un’ironia tutta italiana che si interfaccia con il calcio degli anni ‘80), Sonni Uno pone in prima linea tutto ciò che all’italiano medio piace vedere. Un po’ meno, forse, al fan del rap italiano. Questa però è una deduzione, non un dato di fatto.
“Ho un amico fisso alla Sisal
Arriva lo stipendio, betta il gol di Dallinga”
Sonni Uno – “Ma di peso!” (UNO, 2026)
Sonni Uno rappa per tutta la durata del progetto, si direbbe un rapper alla vecchia maniera. Riesce a incastrare attitudine, ironia e introspezione.
Se c’è una pecca evidente nel progetto, sono sicuramente le strumentali, le quali sono apparse al mio orecchio un po’ “anonime” (salvo qualche eccezione) nonostante lui ci stia bene sopra. Lo stesso Sonni, però, nell’annunciare l’uscita dell’EP ha specificato di come fossero tutti Type Beat.
Tra esercizi di stile e punchlines ironiche, Sonni usa un citazionismo esplicito e gradevole nella sua musica. A tratti quasi dovuto, come la citazione a “Bolo By Night” di Inoki (“Siamo sempre per la strada mentre tu sei online”); a tratti inaspettato, come i riferimenti a Sayf (“Tutto focus, tutto mocassinato”), Tony Boy (“Come Tony sono attivo tutti i giorni”) e Marracash.
“1 fisso nel cuore, tu non me lo puoi togliere
Sonni Uno – “Salisburgo #3” (2025)
50 metri quadri, lo puoi chiedere alla polvere
Parlo solo di calcio è vero, mi scuso
Se lo faccio io diventa 64 bars Red Bull Salisburgo”
Sonni, però, non è solo calcio. E l’esempio più importante si riscontra nell’ultimo brano del progetto e che è poi la title-track. “UNO” è uno sfogo commovente, uno spaccato nei ricordi in famiglia, una dedica agli amici di una vita e a una vita che è in attesa di una svolta.
Archiviato il progetto, Sonni Uno prosegue per la sua strada. La testa è sicuramente a maggio, in Turchia, ma intanto dovrà vedersela con il doppio confronto agli ottavi di finale di Europa League nel derby italiano contro la Roma.
Per l’occasione, ha realizzato “Roma #05”, sulla scia dei precedenti singoli, brano pubblicato su Instagram (in seguito su Spotify) in collaborazione con Lavoropiù. Sonni Uno è carico, invoglia anche gli altri “a tifare i rossoblù”.
Qualche anno fa, pubblicai un articolo mal scritto in cui si sottolineava la distanza tra il mondo del rap e quello del calcio. Due mondi che in Italia possono essere molto più vicini di quanto non lo siano. E alla fine arriva Sonni.
“Faccio il rapper pure senza avere una pistola
Mi sono salvato da solo, Davide Nicola”
Sonni Uno – “Erasmus” (UNO, 2026)
L’immaginario di Sonni Uno è molto raro nel Belpaese, mentre in nazioni come Germania, Francia o Inghilterra è più facile osservarlo. Al netto di collaborazioni e sponsor, sono veramente pochi i rapper che in maniera genuina fondono questi due campi (un esempio può essere Vaz Té).
Utilizzando certi riferimenti, Sonni Uno spicca con personalità e riesce a dar forza a concetti (anche semplici) senza i quali non avrebbero lo stesso impatto. Per intenderci, un conto è dire di essere la “Next Up”, un altro è dire “Mi sento come Bruno Fernandes quando giocava al Novara”.
Ascoltare Sonni Uno è come entrare sugli spalti del Dall’Ara. In una città storica per lo sport e per il rap come Bologna, era giusto far presente che si può dire ancora tanto, con uno spiccato senso di appartenenza. A Sonni auguro il percorso del Bologna di Thiago Motta, nella musica. Sugli spalti, invece, di potersi gustare i rossoblù in quel di Istanbul, a maggio.
In chiusura, voglio lasciarvi con un’ultima chicca suprema.
“Non mi fanno gola le vostre baddies
Io ne voglio una che sappia chi è Pucciarelli”
Sonni Uno – “CalaSonni” (UNO, 2026)
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