Capire più veloce che le cose più grosse hanno bisogno di tempo
Nerissima Serpe ft. Latrelle, Promessa – Tempo (“Nerissima”, 2026)
Così canta Latrelle nel ritornello di “Tempo”, undicesima traccia di “Nerissima” l’ultimo disco di Nerissima Serpe.
Io il tempo me lo sono preso. Ho aspettato per scrivere, ho ascoltato con calma, ho dilatato lo spazio tra me, questo disco e questa recensione che stai leggendo. Ho lasciato respirare i brani per non farli affogare nella frana delle uscite discografiche.
Il tempo lo ha preso anche Nerissima, che ha aspettato tre anni prima di pubblicare il suo secondo album ufficiale. Tra “Identità” e “Nerissima” il rapper non ha lasciato il pubblico a bocca asciutta: la Serpe ha semplicemente vestito un’altra pelle. Dopo il suo disco d’esordio, Neri ha deposto l’abisso e ha accarezzato la parte di sé più hustler, più gangster: le collaborazioni con Papa V e, nel 2025, “Mafia Slime 2” hanno consolidato la sua immagine di Coca Rapper Italiano, portavoce di HipHop di strada, assuefatto dalla vita veloce. Ma “Nerissima” sembra fare marcia indietro.
Sulla cover c’è lui, Matteo. Sfondo bianco, sguardo in camera, un serpente avvolto al collo. Ripartire da sé. Nella sua intervista ad Esse Magazine, alla domanda “di cosa parla questo disco?”, Nerissima ha risposto di getto, istintivamente: “questo disco parla di me”. Per il suo secondo album, il più difficile nella carriera di un’artista, il rapper di Siziano, ci mette la faccia, non il fermo immagine dei suoi grills, i suoi denti da latte.

“Identità” mi aveva colpito per la scrittura evocativa, per la capacità della Serpe di riuscire a condensare in un unico progetto le sue due anime, il rapper da club distrutto da vizi e l’abisso dei suoi pensieri. “Nerissima” non abbandona il bifrontismo, anzi, sembra approfondirlo.
Nero è il colore dell’abito elegante, il colore della notte di follia, quando scorre la coca, passeggiano le prostitute, si aggira il branco dei dawgs; nero è il buio delle camere d’albergo in cui la vita si consuma secondo dopo secondo. Così nere sono le tracce del disco che ci restituiscono il Neri che abbiamo imparato conoscere nelle collaborazioni con Papa V. Il disco si apre con “Oplà”, banger prodotto da Night Skinny: aggressiva, ironica, sboccata, violenta, la traccia si riannoda perfettamente a “4 Gambe”, singolo di lancio del disco. Tracce come “Slime Slime Slime”, “Armato”, “Bacio del Cobra”, “Roky” sono l’epitome del Nerissima disciolto nel buio dei club, dell’alcol, della Bianca.
Autocelebrazione e autoaffermazione. Neri depone la fame del passato, del “prima” e in queste tracce si crogiola nella luce del successo: la Serpe oggi occupa un posto di rilievo nel rap game italiano e ambisce, come gli altri players, al titolo di peso massimo.
Nero, però, è il colore dell’abisso, quello interiore, con cui ogni uomo deve fare i conti nel buio e nella solitudine del suo letto. La faccia riflessiva di Nerissima, il suo lato intimo, ferito, malinconico era quello che più mi aveva colpito in “Identità”. Come può un rap così crudo essere in grado di una scrittura così nuda?
Nel suo secondo disco riprende il discorso che aveva iniziato nel disco d’esordio e apre le porte della sua interiorità. L’oscurità dell’abisso si apre in 10 tracce su 16, l’ampia maggioranza dei brani del progetto. Sembra che dopo le esperienze con Papa V, Nerissima Serpe abbia sentito la necessità di ritornare ad una scrittura più personale e meno scanzonata, quasi come se nel progetto solista voglia rivolgersi solo al suo pubblico, che deve riconoscerlo anche per le sue fragilità.
“Musica Immortale”, la seconda traccia dell’LP, è la notte che segue una serata devastante. Musica Immortale, cartone che sale, 5 stelle, varie gangster, le puttane, una pila di soldi. Ma Neri nel brano volta le spalle a tutto ciò, si affaccia alla finestra e parla alla notte perché “c’è qualcosa che non va”: la traccia riflette sull’altra faccia del successo; sulla lontananza di un “tu” che viene presentato per la prima volte nel disco; sull’ansia del risveglio; sulla paura. Il brano, che simbolicamente segue “Oplà”, la notte devastante del club, apre realmente il disco. Due facce, due brani l’uno dietro l’altro, la notte folle e la notte sole. Eccolo il bifrontismo che cercavo.
“Questo disco parla me”. Me. Eppure io ascoltando “Nerissima” non ho potuto far altro che essere disaccordo. “Nerissima” è un disco di relazioni. Neri è al centro, sì, ma è un globo intorno a cui orbitano le figure che affollano il progetto.
Ci sono i Players, la generazione artistica con cui Matteo è emerso, con cui si è scoperto musicalmente, a partire da cui ha tracciato i confini del proprio stile. Yugi in “Armato” e Artie in “Bacio del Cobra” regalo due performance notevole, tra le più significative dell’intero progetto.
C’è Fritu, l’architetto del suono che ancora una volta accompagna l’artista di Siziano, curando buona parte delle produzioni del disco. Il produttore firma e si fa riconoscere e con sé porta Neri fuori dalla sua confort zone. “Sento Suoni”, in questo senso, con i suoi arpeggi di chitarra e le atmosfere ovattate ci mostra Nerissima in un’atmosfera sonora quasi impalpabile, crepuscolare. L’intera traccia, una delle più lunghe del progetto, sposta il rapper nello sperimentalismo, grazie all’autotune utilizzato sia nelle strofe che nei ritornelli.
C’è Papa, l’altra metà del cuore di Nerissima. Durante il primo ascolto il mio orizzonte di attesa è stato completamente infranto da “Famiglia”. Se il pubblico dal duo è stato abituato ad un rap quasi tossico e talmente crudo da rasentare il paradosso, in questa traccia i due fratelli si tolgono la maschera, si guardano negli occhi e si dichiarano fedeltà eterna. Il brano è un inno intimo alle proprie radici, ai rapporti che resistono al successo, alla fama, al denaro, allo stesso sangue che unisce al di là di qualsiasi parentela.
Per te ci sono da vivo, da morto, dentro una bara
Nerissima Serpe ft. Papa V – “Famiglia” (“Nerissima”, 2026)
Perché un fratello è per sempre, si rispecchia in una lacrima
C’è Lei, che si aggira nel disco, mai rivelata ma onnipresente. Quando Nerissima parla di questa persona, durante l’intervista a Esse Magazine, glissa, è rapido, ma nel disco racconta qualcosa che finora era rimasto nell’ombra della sua scrittura: l’amore, ora tossico, ora romantico, ora complesso. “In Tilt” riassume perfettamente le infinite sfaccettature di un sentimento che nel progetto viene raccontato con l’alfabeto della Serpe, tra contraddizioni, sofferenze e salvazioni.
Oggi non ti scrivo perché ballo con un Angelo (Sì)
Nerissima Serpe – “In Tilt” (“Nerissima”, 2026)
Forse sai che non ti odio, ma neanche ti amo (No)
Ma, quando poi mi sfiori, sento polvere da sparo
Che fa troppo casino dentro tutti i casini
Infine, c’è Matteo da bambino, con i suoi genitori, al suo primo concerto di Vasco Rossi. “Ridere di Te 2026” è il tributo che il rapper offre al cantautore emiliano, reinterpretando un classico della discografia di Rossi. Neri scava nelle sue radici, recupera il suo passato per modellarlo sul suo presente. Si riconnette alle sue memorie per rigenerarsi: ripartire da sé.

“Le persone sono sole perché manca comunicazione” canta Madame nel ritornello di “Comunicazione” e Neri non è solo: il suo disco stringe le corde, collega i punti del suo passato, del suo presente e del suo futuro per rimettere al centro l’artista che ora, grazie alle sue stesse relazioni, può rivendicare con orgoglio il suo ruolo nel rap game italiano.
Dopo tre anni il percorso il Neri riparte da qui, dalla sua tenera e “Nerissima” notte.
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