È affascinante che Vaz Tè sia ritornato nell’infausto marzo del 2026. Il 2026 è l’anno della morte di Gino Paoli (24 marzo 2026) e l’ennesimo anno (il terzo) in cui la nazionale italiana di calcio non ha centrato l’ingresso ai Mondiali (31 marzo 2026).
Se la Nazionale cade e i grandi miti muoiono, “VT3SOR” diventa la partita di provincia che scegli tu di vedere, alla tv o al campetto, non ha importanza; una malinconica consolazione alla mancata «vacanza dell’anima»1 che la Nazione concede quando ci sono le manifestazioni d’interesse internazionale.
Magari in “VT3SOR” non c’è la risposta a come far ripartire il movimento calcistico italiano, ma un esempio incredibilmente sottovalutato di come si può fare rap in maniera organica, rimanendo fedeli alla propri bandiera, sì.
Vediamo insieme perché, a mio parere, se ne è parlato troppo poco.
Parliamo di “VT3SOR” senza parlare di “VT3SOR”
All’uscita del disco, dopo i primi ascolti e le prime impressioni, Alessio e Giordano hanno mosso una critica da cui vorrei partire e che riassumerò qui di seguito: «Se ascoltassi in ordine casuale i brani di “VT3SOR” senza sapere che sono di un nuovo album, probabilmente nemmeno me ne accorgerei».
Ho pensato che forse non avevano torto, poi ho realizzato che questo non sarebbe stato nemmeno un male; proprio perché è così familiare ma nuovo riesce ad avere effetto sui fan di vecchia data e a presentare il personaggio a chi non lo conosceva prima senza artefazione.
Della Wildbandana Vaz Tè è quello che ha raccolto meno, non per demerito sia chiaro, forse perché non rimane troppo fruibile da tutti.
Da qui ho capito che avrei dovuto parlare del disco senza parlare del disco, cercando di evidenziare i punti forti del rapper.

Sorry For The Wait: il valore dell’attesa, la costruzione della Waiting Room.
Risulta antitetico rispetto al titolo di questo paragrafetto, ma andiamo dritti al punto.
In un momento storico così denso di frenesia in cui cerchiamo di sopprimere i tempi morti, la pazienza non è solo la virtù dei forti, ma anche un’arma del godimento.
Il brano che vedi di seguito (“S4TW” è l’acronimo di “Sorry For The Wait”, che significa “Scusate il ritardo”) è un’educata risposta rivolta al pubblico che ha atteso ben quattro anni per l’uscita dell’allora “VT2M”. Per “VT3SOR” abbiamo aspettato invece 6 anni.
L’attesa è un valore perché ti permette di fantasticare, ti priva di una soddisfazione di pancia, ti permette di prepararti oggi per qualcosa che arriverà in un domani incerto.
Ogni collaborazione rilasciata da Vaz Tè è un’aggiunta alla “waiting room” (non è un caso che nel 2019 per ingannare l’attesa di “VT2M” pubblicò proprio un EP così chiamato). Nei featuring il rapper di Prà Palmaro menziona spesso l’attesa, facendo intendere di star preparando qualcosa.
Siamo così abituati all’hype artificiale da non sentirne più l’effetto, per questo quando le aspettative si creano per elementi verosimili l’attendere assume un sapore diverso.
L’attesa che Vaz crea per ogni progetto non è calcolata, l’attesa è parte integrante della creazione, del suo modo di essere per il tipo di rapporto che ha intessuto con la musica.
La musica è infatti per il rapper una compagna fedele per le emozioni, ma una partner difficile per la stabilità della vita quotidiana, spesso piena di alti e bassi intensi.
La musica è un’ottima amante
Vaz Tè in Izi – Wildbandana feat. Tedua e Vaz Tè (Pizzicato, 2016)
O una pessima partner
Come dicevamo prima, se la pazienza è un’arma del godimento, il pubblicare poco e in maniera discontinua, è pregio e difetto: nell’epoca dell’iperproduttività per me diventa un pregio, per la carriera di Vaz Tè è una croce da saper portare.
La cosa interessante è che l’attesa diventa un intervallo tra un progetto e l’altro, nello spazio in cui nasce un’ispirazione che si trasforma in Visione; ora che stai leggendo sei già nell’attesa di un altro progetto di Vaz.
Questa disposizione si rinnova ogni volta che il rapper pubblica qualcosa.
Nell’atto creativo alla base dei progetti Vaz ci deve essere un’ispirazione che diventi poi “visione“; tempo prima in “Official” ne faceva menzione («Visione dei progetti, puoi chiamarmi “L’ingegnere”», “Glory Days EP” con Disme, 2021), in “Palm Beach” lo dice apertamente: «Sono come la Madonna perché ho una visione all’anno». In “Costantino” lo desecreta:
«La mia visione è VT3D frè, non ne vedi in giro»
Vaz Tè – costantino (vt3sor, 2026)
La funzione dell’album diventa quella di voler racchiudere una Visione precisa esprimibile esclusivamente in barre e non a parole e basta, anche perché Vaz Tè è più forte nelle prime rispetto alle seconde.
Parla, parla, parla, non sono uno chе parla
Vaz Tè – S4TW (VT2M, 2020)
Salto tutti e non sono un jumper, rossa, beccati un po’ sto number
L’umore discontinuo, la gente fa casino
Vaz Tè – Da Zero (VT3SOR, 2026)
Lascio parlare il flow perché è molto più oggettivo
Infatti, nel rap quando il talento c’è, si sente e proprio come nel calcio, ti dà anche da mangiare. Soprattutto se ne hai così tanto da poterlo regalare.
«Ho talento da vendere come il pane»: il mondo-calcio nella Visione di Vaz Tè
Se il calcio ce l’hai nel nome, è chiaro che diventa un elemento distintivo. “Vaz Tè” è in realtà il nome di un calciatore di cui Alessandro Guzzo si è sportivamente innamorato in tenera età. Ammaliato a tal punto dal suo stile di gioco, Alessandro ha deciso di ribattezzarsi artisticamente con il suo cognome, perché con il rap voleva fare le stesse magie sregolate che il calciatore faceva in campo.

Per comprendere come il mondo calcistico ci può essere utile per entrare nella Visione del rapper genovese cito una celebre frase di Cassano: «Se non avessi fatto il calciatore, avrei fatto il delinquente». In questo periodo ipotetico dell’irrealtà, emerge come per tante persone dotate di talento il calcio sia stata l’unica alternativa alla “strada”.
Ora al posto di “calciatore” metti “rapper“, vedrai che filerà allo stesso identico modo e capirai anche dove voglio andare a parare.
L’argomento diventa centrale perché il rapper tira in ballo così tanto il pallone che la passione tracima fino a diventare parossisistica («Farei un figlio solo per tesserarlo»).
Prendiamo queste due barre di due progetti diversi . L’una è una citazione rimasticata dell’altra, per la serie “certe barre non finiscono, fanno dei giri immensi poi ritornano“.
Drill dream, ma non di Madrid
Vaz tè – Big Dog feat. Bresh, Drefgold (VT2M,2020)
Il mio trip è la Serie A
Dream team ma non di Madrid
Vaz Tè – Palm Beach (VT3SOR, 2026)
Palm beach gioca in Serie A
Sul secondo piano del significato Vaz ci sta dicendo che la sua Palmaro (Palm Beach) e la sua gente sono arrivati a farsi conoscere anche tra i nomi blasonati (Serie A).
In questa coppia di rime, la squadra di calcio è un “sistema sociale in piccolo” (quanto dico si capisce bene in “Team” di Bresh – 2020 – o “New Chelsea” con Disme, 2021) che ha permesso ad un distretto di circa 7000 persone di arrivare alle orecchie di molti.
Banalmente nella propria squadra serve chi ricopre i ruoli necessari per conquistare punti o vittorie: Vaz infatti non necessita di un factotum, ma di un «pendolino che gioca a memoria come se fosse un suo amico», cioè di qualcuno che corra instancabilmente avanti e dietro per portare ciò che serve. La hit del disco “Nino nino” con Latrelle descrive situazioni comuni di provincia tramite i riferimenti calcistici e chi è insider di entrambi i mondi (rap e calcio) rapisce e custodisce gelosamente il significato.
Il calcio diventa proprio una narrazione morale semplificata. Squadre, ruoli, obiettivi chiari. È una struttura che rende leggibile il caos, rende interpretabile la strada, che altrimenti sarebbe opaca. Parlando per immagini calcistiche, il rapper costruisce una morale implicita: chi gioca bene, chi bara, chi cade, chi si rialza e diventa ancor più esemplificativo se lo fa accostando sé o altri a calciatori specifici che a loro volta veicolano l’idea specifica di un valore (vd. Materazzi, Anthony, Beckham ecc.).
Drilliguria dalla costa, c’è chi dice ho vinto quattro a zero
Vaz Tè – Drilliguria dalla costa feat. Sayf, Nader Shah (VT3SOR, 2026)
E chi che ho preso la batosta (Bang), c’è qualcosa che non torna
Entrambi i campi hanno occasioni limitate, tanto nel rap quanto nel calcio ci sono finestre brevi in cui devi agire per poter ribaltare il tutto, in cui “le giocate eleganti” o i dribbling diventano sinonimi di abilità, intelligenza o dimostrazione di forza; tutte abilità che linguisticamente, nel rap, servono come il pane. O meglio, Vaz li vende come il pane.
Torno e sembra che ho fatto anni di vacanza
Vaz tè – outro (vt3sor, 2026)
Invece torna e segna in un momento delicato
Lo sport più famoso d’Italia si fa correlativo oggettivo delle sue barre nel raccontare l’asfalto in una maniera tutta sua, non mitizzata, ma originale. Sembra quasi che lo sport del pallone sia una sua struttura cognitiva per raccontare ciò che vede, non capendo dove inizia l’una e finisce l’altra.
L’ambiguità diventa quindi un divertente enigma da decifrare:
Brindo da solo come a Gotham City, volevo lеggere al sole in cortile
Ma ho armi e droga fin troppo vicine, sfoglio le pagine con il fucileRit:
Ho sette traverse con i testimoni
Vaz Tè – Emoji feat. Izi (VT3SOR, 2026)
[…]
C’ho palloni d’oro d’ovunque ti appoggi, ci schiaccio le noci
«Presa bene che non ci hanno catturato / genovese come nel cantautorato»
La barra emblematica di “Wildbandana” (Izi, “Pizzicato”, 2016) è una delle chiavi più limpide del disco, perché dentro una barra apparentemente laterale c’è la città, l’identità, la tradizione che torna in forme nuove: un rapper che scrive da Genova per Genova all’Italia, e Genova gliela senti addosso anche quando non la nomina.
Lo dimostrano i featuring di “VT3SOR“: tolto Tormento, ospite esterno e figura di rispetto, e Latrelle il resto del disco rimane interno a un ecosistema preciso, fatto di nomi, amicizie, contiguità comuni come quella della GenovArabe di Sayf, che a ridosso del Festival del Sanremo 2026 dice «“VT3SOR” per me grande onore». Sì magari qualche collaborazione, come quella appena nominata, serve ad allargare il mercato del disco, ma quantomeno rafforza anche il territorio.
E dentro questo territorio il rapporto con Tedua merita un discorso a parte. Ogni volta che i due si incrociano da soli (vd. “Mowgli & Tarzan” in “VT2M”) ne esce un brano memore del passato, rispettoso delle strade intraprese. Vaz osserva la traiettoria dell’amico arrivato molto più in alto in termini di numeri e centralità, ma senza mai far filtrare invidia o recriminazione. Anzi: ne riconosce il percorso, quasi lo celebra. In un ambiente che spesso confonde la competizione con il rancore, questa è una postura elegante.
È anche per questo che la barra di Tedua «Fate rappare Vaz Tè il giorno del mio funerale» acquistano un senso ulteriore: sembra un’esagerazione, invece contiene un’idea di permanenza affettiva forte. Magari non è palese a tutti, ma per chi conta Vaz Tè è il più forte; «il rapper preferito del mio rapper preferito». Marginale nei numeri, centrale nelle influenze di tutta la scuola rap genovese.
Il tratto stilistico rilevante è il dire cose apparentemente leggere, spesso immediate, perfino scanzonate, ma che portano sempre un velo di tristezza. C’è una malinconia trattenuta, una riflessività che non cerca mai la posa intellettuale e proprio per questo risulta più autentica. In controluce, quella linea lunga del cantautorato genovese riemerge: non nella forma, ovviamente, ma nell’attitudine a far passare sentimenti complessi dentro immagini semplici.
Ho fatto il pushеr monello, lo studente modеllo
Vaz Tè – Il vero Slim (VT3SOR, 2026)
L’artista di nicchia sfigato, anche il precario, il commesso
Sto cercando il vero me che non c’è per adesso
Si avvicina a me un pastore tedesco
Genova, del resto, è una città che educa alla sintesi aspra: mare e cemento, ironia e chiusura, orgoglio e disincanto, De Andrè e Gino Paoli, Paolo Conte e Luigi Tenco. In continuità con lo spirito del posto, come testimoniato anche nel documentario “La nuova scuola genovese”, Vaz Tè porta una tradizione nelle barre. Anche quando parla di calcio, di crew, di strada, in realtà spesso sta parlando d’altro: del tempo che passa, delle occasioni perse, del restare fedeli a un posto mentre tutti scappano.
Mi manca la famiglia, un tempo allungavamo il tavolo
Vaz Tè – Palm Beach (VT3SOR, 2026)
Frate’, ancora rappo in Italia, quasi è un miracolo
Facessi il calciatore, sicuro c’avrei un miliardo
Difatti farei un figlio soltanto per tesserarlo
Chiudo citando il caso di “Trendsetter“. Il brano è incentrato a parlare del fatto che sotto sotto rimane una persona dalla bassa estrazione sociale, ad un certo punto lascia filtrare una frecciata alla famiglia Benetton per le disgrazie che hanno colpito la città.
Un riferimento che arriva quasi di taglio, senza retorica, ma proprio per questo pesa di più. La tragedia pubblica entra nel brano all’improvviso, senza annuncio.
Drilliguria dalla costa con il sangue sopra
Vaz Tè – Trendsetter (VT3SOR, 2026)
Vuoi sapere quanto costa, questa è la risposta
Troppo bello oppure no, prima cosa questo è troppo
La seconda vale doppio, vaffanculo Benetton
Conclusioni
Vaz Tè per me continua a essere un caso particolare, quasi un rapper alla vecchia maniera: per quanto “VT3SOR” suoni “2016” nel senso più positivo del termine (nonostante le basi non all’altezza del rapper, forse un po’ anonime per il mio gusto), Vaz resta tutto fuorché nostalgico. Magari pubblica poco, ma quando pubblica lascia materiale che sedimenta in chi lo ascolta.
Mi piace che non ricerchi spasmodicamente di stare sulla bocca di tutti, che nei dischi faccia confluire pezzi pubblicati tanto prima e divenuti culto per i fan: come fu per “Over 2.5” in “VT2M“, così è accaduto con “Serena Williams” (circolante solo su SoundCloud, ha fatto un cambio di piattaforma che nella testa di chi ascolta può suonare come SoundCloud “unofficial” > Spotify “official”) e “Trendsetter“, entrambe del 2023.
Se tanti cercano di essere ovunque, Vaz Tè continua a essere da qualche parte. E credo che dopo tutti i pessimi tentativi di riesumazione di una nostalgia artefatta, l’essere localizzato e ancorato fedelmente ai propri gusti, magari senza rivoluzionare nulla, resta di per sé di grande valore.
- Del Bò, C., & De Sio, F. S. (2018). La partita perfetta: filosofia del calcio. Aisberg (University of Bergamo) ↩︎
Nessun commento!