Bentornato, Mirko. “A Milano”, il nuovo EP pubblicato l’8 ottobre, consacra il ritorno al Rap di Rkomi e, francamente, era difficile aspettarsene uno migliore. Lo ha annunciato da tempo, lo ha fatto assaporare, ha tastato il terreno: la risposta era di quelle che ci si poteva aspettare, nell’epoca dei grandi ritorni.

Il rapper di Calvairate, se adesso si può tornare a chiamarlo tale, ha (ri)aperto la porta della scena pubblicando nel tempo brevi snippet, brani accompagnati da video dal sapore street e nostalgico. Lo ha fatto con un’iniziale timidezza, con le remore di chi sa che sta varcando la soglia di una casa che forse – pensa lui – se lo ricorda a malapena. Quella porta però è sempre rimasta socchiusa, in attesa di un suo ritorno, nonostante il Rap e Rkomi non si siano lasciati poi così bene.
Il tempo lenisce ogni cosa, le parole cambiano forma e il peso che portano viene contestualizzato e storicizzato nel tempo, soprattutto se lo stesso autore riesce a dargli un senso. Forse è giusto partire proprio da qui.
Rkomi e il Rap: storia di un amore complicato
A te che manca il me di certi tempi
Irama, Rkomi – “Figlio Unico” (“No Stress”, 2023)
Non c’era un gran rapporto a ripensarci,
mi chiedo cosa ti manchi
Nel 2023 con “Figlio Unico” (brano presente in “No Stress”, l’album in collaborazione con Irama), Rkomi dichiara guerra al genere che lo ha lanciato. Forse un po’ estrema come narrazione, ma è così che i fan (suoi e non) hanno recepito le sue parole.
La barra sopracitata è solo il sunto di un’intera strofa che non lascia spazio a interpretazioni: Rkomi sceglie di abbracciare il nuovo sé, quello che stava diventando, un domani che ha cercato con forza per uscire da una routine problematica che ha risparmiato lui, ma non tutti gli altri.
A onor del vero, va detto che Rkomi non è mai stato rapper da boom bap, come non è mai stato il nuovo Nas. Le sue liriche eccellevano per originalità e pathos, ma la melodia, quando poteva, la cercava eccome. Lo ha sempre fatto, anche in Dasein Sollen. Rkomi non voleva rimanere fermo, voleva evolversi, come se fare il rapper fosse solo una fase da cui allontanarsi il prima possibile per prendere il primo treno che porta nella tappa più remunerativa. E non è l’inseguimento di una maggior ricchezza che si vuol condannare, sia chiaro. Questo è un aspetto che accomuna molti (ex) rapper, passati alla prima occasione al miglior palco.
Oggi, però, miglior palco forse non c’è: “Lascio il rap prima che diventi pop”. Oggi, nel pratico, sembra quasi che si parli della medesima cosa e questo a Rkomi va riconosciuto. Tornando ad oggi, Mirko sceglie di spiegare quelle parole dal sapore di “non ci siamo mai veramente amati”.
E non è un caso che Rkomi scelga iniziare proprio così, con un discorso che dà il via al progetto:
“La mia vita dopo l’infanzia ha due storie principali: la storia del rapper che non vuole uscirne e la storia del ragazzo buono che non ne può più e le due si sovrappongono tanto quanto divergono. Sono stato per strada per metà della mia vita da quando avevo undic’anni e mi sono detto così tante volte che ormai ero così lontano da quella vita che non sentivo più di avere il diritto di rappare al riguardo. Ma quanto sarà lontana la storia della tua vita? I sentimenti che ho avuto durante tutta quella parte sono segnati in me come un marchio. Era la vita in tempo di guerra.”
“A MILANO”: un passo indietro, poi sempre avanti
“Non sono il tipo, ma la faccio una foto
Rkomi ft. Promessa – “Da Palazzo A Palazzo” (“A Milano”, 2026).
Anche se in genere ho una faccia di merda”
Archiviato un preambolo lungo ma necessario, è giusto addentrarsi dentro uno dei migliori progetti nella carriera di Rkomi. “A Milano”, come si evince dal titolo, è una dedica. Al proprio pubblico, alla propria carriera, al giovane Mirko e alla città che, oggi sì, si affaccia al suo passaggio.
Al suo interno, sono presenti le varie sfaccettature del vecchio Rkomi, ma anche qualcosa di nuovo. Tutte sono legate dal filo conduttore di un artista che ha riscoperto una libertà grezza, una penna meno pulita e che si concede di poter deragliare fuori dai binari, perché adesso Rkomi è tornato a giocare in casa.
In “A Milano” Rkomi non è solo tornato a Calvairate, ma ha portato con sé nuovi e vecchi amici, su produzioni di stampo diverso, dalla Jersey alle sonorità più classiche. Trovare Noyz Narcos nuovamente in coppia con Rkomi in “Hakeem” è stato un vero piacere: è forse il pezzo che più di tutti ricongiunge Rkomi con l’Hip Hop, al suo interno vengono citati grandi mostri sacri come Big L, Tupac, Rakim, Notorious. Un po’ per esercizio di stile, un po’ no.
Così come è stata inaspettata la collaborazione con Khodi in “A mezz’ora da Milano”, una sorta di passaggio di testimone. Poi c’è il featuring con Promessa, in quello che è il vero banger del disco: “Da palazzo a palazzo” è il tipo di brano in cui non ci saremmo mai aspettati di rivedere Rkomi, o almeno prima che annunciasse il ritorno alle origini. Un pezzo che funziona, con Promessa che conferma il suo stato di forma e che cita “Sissignore”, facendo sobbalzare tutti; e che trascina con sé anche qualche rimorso, di quelli che fanno pensare a come sarebbe andata la storia se avesse fatto scelte diverse. I guess we’ll never know.
Non è stato solo Promessa a farci sobbalzare, lo ha fatto anche Rkomi. Quella di “Sissignore” non è stata l’unica citazione all’interno del progetto, ce ne sono alcune sottili sparse qua e là, ma ce n’è una che non è passata di certo inosservata.
“Ho avuto trenta motorini e manco uno mio
Rkomi – “Carica” (“A Milano”, 2026)
Volevo offendere un rapper, ma ho fatto un omicidio”
Nella seconda traccia dell’EP, dal nome “Carica”, Rkomi cita un Achille Lauro di vecchia data. Il riferimento a “Motorini” di Achille però nasconde con sé un ragionamento più logico, ma meno affascinante.
Come spiegato da Giordano in un post pubblicato poco dopo l’uscita di “A Milano”, la figura del (non più) rapper romano è stata centrale per lo sviluppo e la crescita di ¾ dell’attuale scena. I suoi progetti sono storia, artisti e pubblico sono cresciuti interiorizzando e facendo loro l’evoluzione di Achille Lauro.
Citando la sua barra più iconica, Rkomi cerca di ricongiungersi a un pubblico che probabilmente non è più del tutto suo, utilizzando codici in comune e ponendosi sullo stesso piano dell’ascoltatore, come a dire: “Sono ancora uno di voi”. Alla fine, forse, ci è riuscito.
Dalla California a Calvairate: Rkomi è tornato in Zon4
“Questo è Calvairate California
Rkomi – “Calvairate California” (“A Milano”, 2026)
Una notte a Milano mi consola
Ci volevano i miei amici criminali
A ricordarmi che sono più forte degli altri”
Il meglio, per ultimo. L’essenza del percorso di Rkomi, le melodie, le contraddizioni, il quartiere, sono tutte racchiuse nelle vibrazioni di “Calvairate California”, l’outro del progetto.
Era necessario dare spazio a questo brano, capire il perché probabilmente è uno dei migliori nella carriera di Rkomi. Eppure, porta con sé tutte le parti che Rkomi ha mostrato negli anni, ed è la miglior commistione tra il Mirko di “Dasein Sollen” e “Io In Terra”, cresciuto a Calvairate, e il Mirko di oggi, più maturo, gonfio e scolpito dagli anni che gli hanno regalato esperienza, nuove conoscenze e l’amore.
Non serviva un track by track del progetto, ma raccogliere i pezzi e macchiare il muro bianco nella mente di chi non l’ha ascoltato, per provare a dargli una forma; o cercare di apprezzarne i colori insieme a chi l’ha già fatto. “A Milano” è pieno di temi che Rkomi doveva tirare fuori, sassolini dalla scarpa da rimuovere, le sue debolezze, pochi giri di parole: è la musica ferita con cui lo abbiamo imparato a conoscere, con tutte le sue sfumature. C’è la leggerezza, il contrasto, la rabbia, il cuore. Ripensandoci, forse Rkomi non è tornando proprio in punta di piedi. Si è ripreso il suo posto, ma l’ha fatto anche chiedendo un po’ scusa. E noi abbiamo scelto di perdonarlo.
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