Quando Praci ha annunciato la pubblicazione dell’album “DAL GOLFO DEGLI ANGELI” – uscito il 16 luglio 2026 – ammetto di aver pensato che sarebbe stato l’ennesimo progetto costruito intorno al tema dell’identità territoriale.
Praci, artista sardo, intitola il suo primo disco come il golfo di Cagliari: avevo come la sensazione che il riferimento alla Sardegna, al mare e alle proprie origini potesse diventare soltanto un elemento estetico, una cornice riconoscibile, già vista e sentita, da applicare a un disco rap. Insomma, una strada facile già percorsa.
E invece no. Sono bastati pochi ascolti per cambiare idea: “DAL GOLFO DEGLI ANGELI” non è semplicemente un album che parla della Sardegna, ma un progetto che parte dalla Sardegna per raccontare Praci.

È un disco in cui il mare non diventa il punto da cui l’artista osserva sé stesso, il proprio percorso e tutto ciò che ancora deve raggiungere.
L’album è composto da 11 tracce e si muove tra hip hop più classic, trap, momenti più introspettivi e aperture melodiche. Le collaborazioni con Paolo Fresu, il Cuncordu e Tenore de Orosei, 22simba, Ernia e gli altri artisti coinvolti contribuiscono a costruire un progetto variegato, ma assolutamente non dispersivo.
PARTIRE DAL MARE
Il disco si apre con “FIGLIO DEL MARE“, con Paolo Fresu e il Cuncordu e Tenore de Orosei. La scelta stilistica dell’artista sardo chiarisce fin da subito quale sia la direzione del progetto: Praci non vuole nascondere la propria provenienza, né renderla più facilmente “digeribile” per chi ascolta da fuori.
“Finché il sole non smette di splendere e il vento di soffiare
PRACI – FIGLIO DEL MARE feat. Cuncordu e Tenore de Orosei (DAL GOLFO DEGLI ANGELI, 2026)
Noi saremo qui e qui vogliamo restare
Ci circonda un mare eterno che ci separa e ci unisce
Sono un figlio del mare, solo un figlio del mare”
La tradizione sarda entra nel brano senza chiedere il permesso: le voci del tenore e la tromba di Fresu convivono con la produzione urban, creando un incontro tra linguaggi sonori apparentemente molto lontani, una scelta rischiosa ma che funziona perfettamente.
Non c’è il tentativo di trasformare la Sardegna in una cartolina: c’è piuttosto la volontà di portare dentro il disco una parte concreta della propria storia e del proprio passato.
Ascoltando le tracce una dopo l’altra, l’immagine che mi si crea in testa è quella di un artista seduto sulla riva, con il mare alle spalle e una strada ancora da scegliere davanti. Da una parte c’è il luogo da cui Praci proviene e da cui, nonostante tutto, fa fatica a distaccarsi; dall’altra c’è tutto ciò che vuole diventare.
Il titolo DAL GOLFO DEGLI ANGELI non è quindi soltanto evocativo (si, mi sbagliavo): è una dichiarazione d’intenti. Praci parte da un luogo preciso, ma non rimane fermo lì. Il golfo rappresenta la radice, non il limite.
La copertina dell’album rafforza questo discorso. L’immagine mostra Praci al centro, circondato dalle donne della sua famiglia, in una composizione che richiama l’idea di un ritratto collettivo. Non ci sono uomini, solo figure femminili che rappresentano le radici, la memoria e il legame con la propria storia personale.
FRANCESCO PRIMA DI PRACI
In questo senso, l’album funziona come un manifesto personale. “PIACERE FRANCESCO 2” porta già nel titolo il desiderio di mettere in discussione l’identità artistica e quella privata. Prima di essere Praci, c’è Francesco. Prima del personaggio, c’è la persona.
È un tema che ritorna anche in ME VS ME, uno dei brani più rappresentativi del progetto a parer mio. Il conflitto principale non è necessariamente con gli altri rapper, con la scena o con il mercato, ma con la versione di sé che l’artista sta cercando di superare.
“Me versus me da quando ero un kid
PRACI – ME VS ME (DAL GOLFO DEGLI ANGELI,2026)
Forse morirò così, sono ancora qui
Porca puttana (Uah)
Io contro me stesso, uno e centomila in gara”
Ciò che mi colpisce del rapper sardo è che la sua scrittura funziona soprattutto quando rimane concreta, non cerca di trasformare le sue esperienze di vita in barre a effetto, non ostenta, non fa il gradasso.
Racconta la sua crescita, le sue fragilità da uomo e la voglia che ha di emergere, dalla Sardegna e dai suoi pari: il disco non presenta un artista già arrivato, ma qualcuno che sta ancora costruendo la propria direzione e che ne è consapevole.
COLLABORAZIONI SPECCHIO
Tra i momenti più rappresentativi del progetto c’è “IO E TE“, con Ernia. La collaborazione non sembra inserita per inseguire una dinamica di visibilità, ma nasce da una compatibilità reale tra due modi diversi di raccontare la vulnerabilità. Il brano affronta il tema dei legami, della crescita e di ciò che resta quando le persone cambiano.
Nonostante la presenza di Ernia – unico “big” presente nel disco – Praci rimane dentro il pezzo senza farsi sovrastare dalla presenza di una delle voci più autorevoli della scena dal 2016 a oggi.
Nessuno dei due si snatura e la canzone trova il suo equilibrio proprio nella differenza tra le due voci e penne.
Anche UN UOMO SOLO PUÒ CAMBIARE IL MONDO, con 22simba, si inserisce in questa dimensione. Il titolo sembra suggerire un’ambizione enorme, ma il brano non si limita a celebrare il desiderio di arrivare, dietro la spinta a emergere resta la consapevolezza che nessun percorso sia davvero individuale.
È questo uno degli aspetti più interessanti dell’album: Praci parla di sé senza isolarsi dagli altri. Racconta la propria esperienza, ma lascia spazio alle persone, ai luoghi e alle relazioni che contribuiscono a definirla (in questo album, Ernia, Sgribaz, Scaccia, Low-Red, 22Simba). E, nonostante lo spazio lasciato agli altri artisti, è la voce di Francesco/Praci a rimanere al centro del progetto, mentre gli ospiti vengono utilizzati per aggiungere prospettive, non per riempire spazi vuoti.
Nel disco ovviamente non potevano mancare i vecchi amici della Nuova Sardegna, Sgribaz e Low-Red, presenti rispettivamente in una traccia particolarmente profonda e introspettiva e in una più banger.
“Sono io la sfortuna, sono io il mio destino
PRACI – IO feat. Sgribaz – (DAL GOLFO DEGLI ANGELI,2026)
Sarò io la fortuna, il mio migliore amico
Io sono ciò che ho visto, sono ciò che ho scritto
Per qualcuno sono Praci e per altri Francesco”
“Siamo pronti alla rimonta, pronti per la guerra
PRACI – TUTTI SANNO feat. Low-Red (DAL GOLFO DEGLI ANGELI, 2026)
Questa fase non è bella e non è passeggera
La mia fame è tutta vera, non da passerella”
UN DISCO IN MOVIMENTO
Dal punto di vista sonoro, “DAL GOLFO DEGLI ANGELI” alterna tracce più energiche ad altre in cui prevale una componente riflessiva. “JUST MUSIC”, “ME VS ME” e “TUTTI SANNO” rappresentano il lato più sicuro e competitivo del progetto, quello in cui Praci sembra voler dimostrare di poter stare al centro della scena senza dover chiedere il permesso.
“BROKEN WRLD” rappresenta invece il lato più fragile dell’album, quello in cui la percezione del mondo esterno diventa più instabile. “L’ULTIMA VOLTA” si muove dentro la dimensione del ricordo e dei rapporti che cambiano, mentre “PRENDERE IL FUOCO” sembra chiudere il disco tornando alla necessità di reagire.
Anche “LA SELLA DEL DIAVOLO“, breve skit inserito nella tracklist, sembra avere una funzione di passaggio: è un momento di sospensione all’interno del disco, una pausa narrativa che contribuisce a costruire l’immaginario del viaggio, la pausa del pellegrino che è stanco di camminare alla ricerca di sé stesso.
Per questo motivo “DAL GOLFO DEGLI ANGELI” mi sembra essere un album in movimento: in alcuni momenti il progetto sembra voler contenere molte direzioni contemporaneamente, come l’identità sarda, l’ambizione, la fragilità, il rapporto con gli altri, la necessità di affermarsi.
Questa abbondanza di temi – non scontata per un artista che è ancora, relativamente, alle prime armi – restituisce l’immagine di un rapper in evoluzione, ancora impegnato a capire quali siano gli elementi davvero indispensabili del proprio linguaggio e del proprio viaggio.
LE RADICI NON SONO UNA GABBIA
In un panorama rap in cui il riferimento al territorio rischia spesso di diventare una strategia di branding, “DAL GOLFO DEGLI ANGELI” si colloca altrove. È un atto di appartenenza, ma anche un invito a non confondere le radici con una gabbia.
Praci dimostra di poter utilizzare il luogo da cui proviene senza rimanerne definito completamente: la Sardegna è dentro il disco, ma non lo esaurisce. È il punto di partenza di un racconto più ampio, quello di un artista che sta cercando di costruire una voce personale e una direzione precisa.
Il mare, in questo percorso, rappresenta contemporaneamente appartenenza e movimento. È ciò che tiene Praci legato alla sua terra, ma anche ciò che gli permette di partire. La sua identità non viene quindi raccontata come un confine, ma come una base da cui espandersi.
Il risultato è un album che trova la sua forza non nell’assenza di contraddizioni, bensì nella capacità di tenerle insieme: il desiderio di partire e la necessità di restare legato alle proprie radici.
Praci parte dal mare, attraversa le proprie paure e prova a raggiungere qualcosa che ancora non ha un nome.
E forse è proprio questo il senso del viaggio dell’artista: non dimenticare da dove si viene, ma smettere di pensare che sia necessario restare nello stesso posto e che lo stesso possa definire irreversibilmente chi siamo.
Praci è un artista in evoluzione e Francesco è un ragazzo che sta crescendo.
E penso che questa evoluzione/crescita, se mantenuta in questa direzione, può rendere la carriera di Praci ancora più interessante. In tal caso, “DAL GOLFO DEGLI ANGELI” non sarà ricordato soltanto come un album, ma come il momento in cui l’artista ha trovato il proprio punto di equilibrio tra radici e orizzonte.
Nessun commento!