Le esperienze sono ciò che ci permettono di crescere, di maturare e fiorire, termine quantomai corretto visto l’artista di cui stiamo per parlare. Positive o meno che siano ci traghettano fino al momento della nostra massima realizzazione, fino ad un’oasi di pace dove il dolore provato si rende radice, invisibile all’occhio ma fondamentale per la stabilità attuale.
Fiore Akamono
C’è una scena a sé che negli ultimi anni sta ampliando esponenzialmente il proprio pubblico. Stiamo parlando di quella che racchiude artisti come 18K, Pitta, Macello e proprio Fiore Akamono, fresco di prima pubblicazione ufficiale, appunto “OASI”.
Un sound analogo e immediatamente riconoscibile, uno stile condiviso ma identitario per ognuno. Nessuno suona uguale all’altro ma danno quel senso di unione che ricorda, permettetemi il paragone esagerato, la scena del 2016. Feat scambiati a ripetizione, l’unione fa la forza, non c’è competizione ma, al contrario, bisogna vincere tutti. Quel senso di amicizia e gruppo che fa empatizzare.
Da inizio aprile, con la pubblicazione di “Tinky Winky” (di cui abbiamo già parlato in un post dedicato) il suo nome ha iniziato a girare con maggiore insistenza, complice anche i primi segnali di un primo progetto ufficiale e il featuring con i sopracitati Macello e Pitta, passati già dalla prova del primo album in tempi non sospetti.
Quello a posteriori era il primo singolo, se non consideriamo “Badlands” che tecnicamente è uscita a marzo 2025 ma che personalmente non reputo parte del percorso di avvicinamento all’album, nonostante ci sia dentro, viste le altre pubblicazioni di mezzo. A breve arrivano anche “Grattini” e “Barbados”, con Leam e Fady. Tre bangers a distanza di poco più di un mese l’una dall’altra, tre potenziali hit con uno stile trap particolarmente cupo e una scrittura immediatamente riconoscibile, talmente fitta quasi da impedirne la comprensione al primo ascolto, istigando quasi l’ascoltatore a riascoltare per capirne le sfaccettature.
Una settimana dopo è il turno dell’album, “OASI”, disco dove la maggior parte delle collaborazioni arriva proprio da quella nicchia, e dove non compaiono i nomi recentemente più inflazionati nel toto featuring. Tutti sono accomunabili a quel suono, a quell’idea di musica.
Ha convinto la maggior parte della redazione e, di fatto, è uno dei progetti più interessanti della prima metà del 2026.

OASI
13 tracce perfettamente equilibrate tra banger e conscious, da una parte l’anima ribelle, trap, autocelebrativa, dall’altra un ragazzo che ha sofferto tanto, disilluso dal mondo e con una sensibilità quasi nascosta da una patina di aggressività che si riflette in quella scrittura martellante capace di ipnotizzare. Ma tutto legato da un filo conduttore: le emozioni che hanno plasmato Fiore Akamono fino a portarlo dov’è ora.
In questo progetto scopriamo un po’ di più del suo passato, dei suoi affetti, ma in particolare veniamo resi partecipi della sofferenza e di tutti quegli stati d’animo che sono stati la sua esperienza finora. È questo il filo conduttore che lega il progetto e lo rende coeso, è questo il macrotema presente sia nelle hit che nei brani più introspettivi.
“Mi riduci questo cuore sotto formalina
Lo conserverai per ricordarti di quando batteva
Sostanze fanno schiuma sopra la mia faccia viva
Questa merda è necessaria pure se è perversa”
Fiore Akamono – “Timothée Chalamet” feat. 18K (“OASI”, 2026)
“Hai riconosciuto errori, adesso li chiami per nome
Nessuno dei miei insegnanti mi ha insegnato più di quanto un fallimento
Perché la scienza non spiega il sentimento
Adesso che il destino sembra congelato davvero
E, se non avessi stimoli, non mi ameresti nemmeno (Yeah)”
Fiore Akamono – “Brucia In Una Notte” (“OASI”, 2026)
Il ritratto che ne esce è di un ragazzo particolarmente sensibile che, nonostante la giovane età, ha già una grande maturità nella comprensione delle emozioni, che si riflette anche nella scrittura. Le esperienze che ha vissuto (in particolare quelle negative) lo hanno fatto crescere anzi tempo e lui ora ne trae vantaggio per costruire il proprio sogno su basi solide.
Fiore Akamono non lo fa per essere famoso, lo fa per necessità, perchè scrivere ciò che ha provato gli permette di superarlo. È l’unico modo per liberarsi la testa, per liberarsi da un veleno che non può tenere nel suo corpo per troppo tempo.
L’impostazione della tracklist è interessante: eccetto l’intro, il più classico degli schemi “nome del rapper + frase che inizia per “è”” che funge da presentazione dell’artista, la prima parte del progetto trova tutti i banger in rapida successione. Sembra quasi che Fiore abbia l’intenzione di sfogarsi completamente fino allo sfinimento per preparare il terreno ad una seconda parte più tranquilla, cupa e personale. Un ammasso di energia in antitesi con una bolla, caos e ordine.
Con “Cosa Rara (M)” inizia la parte dove si scava in profondità, dove l’artista ci racconta di se e della sua vita ma senza mai andare nello specifico. Non si parla di situazioni particolari o troppo nel dettaglio, si parla di sensazioni, di sentimenti, perchè attraverso quelle stesse circostanze ci siamo passati tutti seppur in modi diversi, e così facendo ognuno può rivedersi nelle sue parole.
Attraverso questo modo di raccontare si arriva alla fine con l’impressione di non aver sentito nulla che riguardi direttamente Fiore Akamono, niente di ciò che ha vissuto, ma di conoscerlo come un amico, sapere ciò che sente e come si sente.
“Baby, soltanto quando sprecavo il tempo ero disoccupato
Perché ho sempre fatto ciò che vedi, adesso è solo maturato
Fan sperano che stia male per farlo altrettanto
Non so se apprezzano me o che li stia consolando”
Fiore Akamono – “Badlands” (“OASI”, 2026)
Oltre l’Oasi
Quindi che progetto è “OASI”?
A 21 anni esordire con un disco di questa caratura non è per nulla semplice. Il paragone con Kid Yugi sorge quasi naturalmente a causa del tono di voce particolarmente simile, grave e cupo, ma in realtà si limita quasi solo a quello. Una similitudine è la maturità dimostrata alla prova del primo disco, entrambi precocemente maturi, completi, capaci di mettere in mostra fin da subito le peculiarità e i punti di forza dei due esordienti.
Arriviamo alla fine con la sensazione di essere davanti ad un progetto ed un rapper dal potenziale altissimo, ma che probabilmente non arriva all’ascoltatore in modo immediato. A causa della scrittura fitta e martellante al primo ascolto molte chicche si perdono per strada, quasi a voler mascherare alcuni concetti perchè talmente personali da non volerli cedere subito.
Dovrete darvi almeno 3-4 ascolti per entrare realmente nella testa di Fiore Akamono, per raggiungere la sua “OASI”, ma a quel punto sarà molto diffile tornare indietro. I numeri finora non gli rendono giustizia ma quando la qualità è innegabile, prima o poi, arriva anche la giusta riconoscenza. E chissà dove ci porterà, al di là dell'”OASI”.
Nessun commento!