Ascoltando la deluxe di “Mentre Los Angeles Brucia” mi sono reso conto di una cosa: quando pubblica Fabri Fibra non c’è più quell’attesa spasmodica di anni fa. Direte è naturale, le cose cambiano e le nuove leve avanzano rapidamente, ma una figura come quella del Fibroga ancora non la trovo. La seconda delle quattro nuove tracce pubblicate, “La Mia Musica”, si apre con un’intro che mette una profonda tristezza, che fa rendere conto che, come anticipò lo stesso artista ormai quasi dieci anni fa, il tempo vola.
Pomperanno la mia musica in tutti i quartieri
Fabri Fibra – “La Mia Musica” (“Mentre Los Angeles Brucia, Deluxe”, 2026)
Di ‘sto cazzo di Paese quando sarò morto (Ah)
Pomperanno la mia musica in tutti i quartieri
Di ‘sto cazzo di Paese quando sarò morto
La deluxe

In quattro singoli Fibra ha probabilmente detto più di quanto avesse fatto nell’intero progetto originale. Sono brani introspettivi, carichi di emozione, sentiti nel profondo. Ognuna di esse ha il proprio scopo preciso.
“Non Dormo Più” è uno sfogo di tutti i risentimenti accumulati negli anni a causa dei meccanismi malati dell’industria musicale. Temi già toccati nell’arco della sua carriera ma questa volta sanno di bilancio, suonano come il punto di vista di qualcuno che è arrivato alla fine del viaggio e che ormai, tutto sommato, può smettere di preoccuparsi. È rabbia ma con un senso di pace di fondo.
“La Mia Musica”, come già detto, mette tristezza e malinconia. Se prima Fibra ha fatto un bilancio, ora si siede a riflettere su quanto ha fatto, su cosa non è riuscito a fare, se valga la pena continuare per rincorrere quel bisogno di essere riconosciuto che lo tormenta costantemente o se sia il caso di fermarsi e, vista l’età, godersi finalmente la vita senza troppi pensieri. È un singolo che forse per la prima volta ci fa veramente ragionare sul fatto che Fabri Fibra, forse il rapper più grosso che ci sia mai stato in Italia, non ha ancora molti anni di carriera davanti.
“Goya” coi Pinguini Tattici Nucleari è un po’ un riassunto della carriera di Fibra, una sorta di caso studio, di manifesto. Il beat è accessibile anche dal pubblico mainstream, il ritornello affidato ad un cantante pop (un gruppo, in questo caso) per spaccare le radio e scavallare i limiti del genere; le strofe caustiche, critiche, cattive, nello stile tipico di colui che ha sempre criticato tutto e tutti senza pensarci due volte, in questo caso tocca alla musica italiana degli ultimissimi anni.
“FICT” è l’apertura finale del vaso di Pandora. Fabri si toglie tutti i sassolini che aveva nelle scarpe rispondendo a tutti con un’unica frase totalmente nel suo stile: Fatti i Cazzi Tuoi. D’altronde lui è sempre stato questo, ha sempre fatto di testa sua senza pensare alle conseguenze ed è arrivato in cima. Perché cambiare ora? Nel caso fosse l’ultima pubblicazione sicuramente chiuderebbe con la testa libera e la coscienza pulita.
Anche i video che accompagnano le tracce su Spotify seguono e riflettono questo schema: nella prima vediamo gli artisti (ma soprattutto lui ovviamente) seduti a mangiare da soli, non uno di fronte all’altro ma alternati, a riflettere la solitudine necessaria per (letteralmente) sedersi e trarre un bilancio. Il secondo mostra un Fabri vecchio, fuori forma, che cammina su un tapis roulant a testa bassa, la fotografia di un anziano praticamente. Che sia così che si sente nel trattare certi temi?
“Goya” lo vede annoiato, disteso sul letto a fare zapping, privato di uno scopo e abbandonato alla disilussione verso il mondo attuale, musicale e non. Cambia canale continuamente in cerca di speranza ma l’espressione sul suo volto tradisce le vere emozioni che prova.
Il video di “FICT” è probabilmente quello più criptico ed allo stesso tempo emblematico. Fibra entra di spalle in un’ascensore circondato dalle fiamme e la porta si chiude alle sue spalle. Tutto qua. È l’ascensore per l’inferno? È un modo di suggerirci che se ne sta andando dalla musica?
Perché Fibra è unico?
Tra le varie figure considerate storiche nel rap italiano, i cosiddetti big, Fibra è l’unico a non aver ancora avuto qualcuno capace di incarnare la figura di suo successore. Per Guè possiamo accostare Lazza, per versatilità e punchline, con Marracash ci possiamo affidare ad Ernia, rivelatosi maestro nel concepire album con un concept e con una penna altrettanto profonda e raffinata. Ma Fibra?
Negli anni ci siamo resi conto di alcune peculiarità che rimangono ancora un unicum nella scena, a partire da quella sua capacità di arrivare a tutti anche al di fuori del rap game. Per carità, oggi in molti sono in grado di sfondare le barriere del genere, basti pensare ai vari rapper a Sanremo o alle collaborazioni tra rapper ed artisti pop ormai all’ordine del giorno, ma prendiamo uno specifico brano come esempio e ragioniamoci sopra.
Nel 2010 Fabri Fibra pubblica “Vip In Trip” brano che ormai è tra i più celebri della sua carriera. Ai tempi diventò subito una hit, al punto da essere passato più volte al giorno su MTv, storico canale di diffusione musicale dove ai tempi era pressocchè impossibile arrivare per un rapper, soprattutto considerando quanta poca attenzione gravitasse attorno al genere in quegli anni.
Ecco, lui riuscì ad ottenere quel risultato venendo querelato da Laura Chiatti e Piero Marrazzo, rispettivamente attrice e politico molto chiacchierati ai tempi. Tono accusatorio, barre crude al veleno, nomi e cognomi, un prodotto talmente scomodo da incuriosire, ricamato su un beat orecchiabile e con un ritornello semplice ed immediato.
Questi sono gli elementi che rendono Fabri Fibra quello che è stato in grado di essere: una scrittura semplice ma mai banale, la capacità di parlare direttamente al pubblico e il tocco innato per creare un sound “italiano”, orecchiabile e cantabile ma senza mai scadere nel banale.
Andiamo indietro di qualche anno, al 2007. Fibra pubblica “Bugiardo” e, al suo interno, “In Italia”. Spara a zero su tutto e tutti, dalla politica alla gente comune ma il brano diventa una hit. Perché?
Perché ha trovato la formula per palare direttamente alla gente, agli italiani, e non solo alle teste hip-hop. Lui è l’unico ad aver assimilato e digerito la formula del rap ed averla fatta effettivamente italiana, libera da obblighi morali vincolati a dinamiche socio-culturali che non appartengono al nostro paese.
Lui parla del nostro paese, di quello che è e di cosa non va, senza inventarsi nulla per sembrare più vicino agli States. Fibra è unico perché, ancora oggi, è probabilmente l’unico vero “rapper italiano” definibile tale al 100%, e non solo per il paese d’origine.
Fabri Fibra incarna l’Italia stessa, la studia, la critica, cerca di migliorarla. È un rapper che parla ad ogni cittadino dello stivale di problemi comuni, di situazioni che tutte le persone vivono quotidianamente.
Negli anni ha sempre fatto critca sociale al momento giusto, basti pensare a “Rap in Vena” e alla sua epopea fantozziana nel mondo del lavoro d’ufficio. “Mr. Simpatia” era palesemente contaminato dallo stile di Eminem, ma Fibra l’ha fatto suo e l’ha adattato ad uno scenario tipico italiano in cui chiunque potesse riconoscersi, è qui che sta la sua vera forza. Ha parlato dei casi di cronaca più noti, pensiamo a “Potevi Essere Tu” che racconta la vicenda del piccolo Tommaso Onofri. Ma ha anche parlato a cuore aperto negli anni.
Ha raccontato vicende personali che potessero essere d’aiuto per la gente, come le battaglie con la sua famiglia, sempre con quella semplicità che lo contraddistingue, sempre in modo diretto. Fibra parla come fosse uno zio che passa a trovarti, non ha bisogno di testi elaborati o tecnicismi inutili, lascia che quello che ha da dire sia il centro di tutto, perché sa che il resto è sovrastruttura.
Gli ultimi anni
Perché tutto questo discorso?
Dopo “Caos” il pubblico sembra essersi dimenticato chi sia e soprattutto cosa abbia fatto negli anni Fabri Fibra. Quel disco è stato per molti deludente, non è il progetto che la maggior parte del pubblico si aspettava e va detto che negli ultimi anni lo stesso artista sembra aver perso un po’ di smalto, ma dopo quasi trent’anni di carriera credo sia comprensibile.

Tuttavia le cifre stilistiche non sono scomparse, alcuni brani pubblicati negli ultimi anni riflettono una nuova fase, una nuova maturità della sua carriera, che ha ancora molto da dire. Pensiamo a “Demo Nello Stereo”, “Noia” nel disco precedente, o “Tutto Andrà Bene” e “Figlio” nell’ultimo album. Fibra il cuore continua a mettercelo e ha ancora la capacità di parlarci, magari a questo punto ad un pubblico più in là con gli anni, più maturo e con altri pensieri per la testa, come il sottoscritto.
Anche se parliamo di hit vale lo stesso discorso: “Propaganda” la sentiamo ancora oggi a distanza di quattro anni e “Che Gusto C’è” è stata una delle hit dell’estate del 2025.
Allora ricordiamoci chi è stato e chi è ancora oggi Fabri Fibra, perché la sensazione è che non potremo godercelo ancora a lungo. Sì, ci saranno sempre i progetti passati da ascoltare, ma non facciamo l’errore di apprezzare ciò che abbiamo quando non ci sarà più. Non nel caso di Fabri Fibra.
Nessun commento!